Il maestro era in piedi, gli consegnava la lettera, gli dava congedo.

Aufwieder sehen!... Oggi è il venti. Sarò a Vienna il 5 giugno. Vi aspetto a colazione il giorno dopo.

E Pierino Balla, per mostrare che anche la sua ignoranza del tedesco aveva qualche lacuna, si ritirava mormorando:

Danke... Danke... Grazie... Merci... Danke schön...

Quando fu fuori, scendendo le scale, ricapitolò gli avvenimenti. Aveva accettato una colazione a Vienna: doveva dunque andare a Vienna, alla città del suo sogno, alla sua patria d'elezione. Avrebbe consacrato a questo pellegrinaggio sentimentale uno degli ultimi biglietti da mille del suo piccolo peculio... Tanto, dal primo luglio, c'eran le centocinquantadue lire... E poi, prima di chiudersi al Ministero delle Poste, bisognava ancòra una volta ricordare che la vita non è che un valzer...

Per istrada urtò un amico che lo prese per il braccio e lo fermò:

— Dove vai?

— A Vienna.

— Quando?

— Stasera.