— Devo chiamare Stefano per mandare quella lettera?
Poi, presa la lettera dalle mani del padre, con una comica serietà, l'aveva tesa al domestico comparso alla chiamata, dicendogli:
— Questa lettera al suo indirizzo e sùbito.
Uscito il domestico, i bimbi si arrampicarono alle spalle del padre, ridendo e gridando così forte che la voce della mamma li richiamò dalla stanza vicina. Allora Farnese, più tranquillo, era entrato nel salotto, dove Loredano, seduto presso la sorella, si scaldava le mani a un'ilare fiammata.
— Finalmente sei rientrato, disse Beatrice, ma bisogna compatire l'autore drammatico nell'esercizio delle sue funzioni. È vero, Leonardo?
Leonardo si sciolse dall'abbraccio di Farnese per rispondere alla sorella, ma la sua risposta fu troncata dai gridi dei bimbi che, pieni di gioia, saltavano e battevano le mani intorno allo scrittore. Beatrice si rivolse al marito e domandò con la sua dolcezza abituale e pensierosa:
— Resti in casa, stasera?
— Tutta la serata: metà per te, metà per Leonardo.
— Ti ringrazio per la mia metà, disse ridendo Leonardo e ritornò accanto al fuoco per tendere le mani verso la fiamma brontolante.
— Sono enormemente stanco, diceva Farnese, tenendo su i ginocchi il piccolo Luca che prestava attenzione con serietà buffa. — Mi sono alzato alle sette. Ho lavorato sino a mezzogiorno. Figurati, Loredano, che una settimana fa sono venuti a domandarmi un lungo studio su Swimburne per una rivista nuova. Dovevo consegnarlo quest'oggi e non avevo scritto una parola, non avevo una nota a pagarla un tesoro. Poi, colazione. La tua signora sorella era magnifica in una veste da camera rosa della quale puoi giudicare tu stesso. Poi, le prove sino alle cinque. Dalle cinque.....