— È venuto lo zio Leonardo! È a Roma e resterà. È arrivato oggi, dopo colazione.

— Lo zio Leonardo, qui?

Mitigato il suo primo impeto di piacere che lo spingeva ad entrare nel salotto dove sua moglie era con suo fratello Loredano, lo scrittore ricordò la lettera da scrivere a Claudina, e volendo scriverla subito come aveva saggiamente deciso, prese i bambini per la mano, e parlando sottovoce, raccomandò loro il silenzio: poi con aria comica e misteriosa, li condusse nel suo gabinetto da lavoro. Il piccolo Luca e la bionda Anna Maria lo seguivano, gravi e compunti, interessati ed incuriositi da quel mistero, camminando su le punte dei piccoli piedi.

Nel gabinetto da lavoro del papà si sedettero su due grandi seggioloni, ove rimasero, senza pronunziar parola, tutto il tempo che Farnese impiegò a scarabocchiare sopra un cartoncino queste poche righe:


Lunedì sera,

«Mia buona Claudina, l'uomo propone e le combinazioni dispongono. L'arrivo, annunziato per stasera, di mio cognato Leonardo Loredano mi vieta di venir da voi, come vi avevo promesso, a godere un poco della vostra compagnia in quel vostro così intimo camerino del Teatro Nazionale. Perdonatemi e compatitemi.

Farnese».


Poi, mentre lo scrittore chiudeva la busta e vi segnava il nome e l'indirizzo di Claudina Rosiers, i due bimbi si erano avvicinati al padre ed il piccolo Luca aveva dimandato con la stessa aria di mistero, usata poco prima da Farnese: