— Già, quei benedetti reumatismi! interruppe ridendo Claudina.

— Perdonatemi e intanto, continuò lo scrittore, proviamo almeno questa......

Provarono, lungamente. Claudina viveva solo d'arte in quel momento. Aveva estratto dalla sua tasca il fascicolo manoscritto della parte e, ripetendola, vi apportava le modificazioni redatte dallo scrittore. Cominciava il crepuscolo, quando Farnese gettò sul tavolo il manoscritto ed esclamò:

— Ecco finito! Ritorniamo alla realtà.


Claudina sedette nuovamente sul divano, Farnese sedette su uno sgabello ai piedi di lei. Egli la fissava sempre negli occhi. Acceso dal desiderio, ebro di quel corpo vergine, egli spiava i bagliori di quelle pupille per scorgervene uno solo e repentino che fosse simile a quello che ardeva nelle sue, un bagliore di desiderio. Voleva cogliere subito quell'attimo fuggente, quel momento fatale in cui la donna, sempre ribelle all'ultima seduzione, sarebbe venuta a lui, al suo desiderio, al suo amore, mite e docile come una vittima, come una schiava. Ma, finora, nelle pupille di Claudina s'adunava solamente una grande tristezza, la tristezza, pensava Giuliano, per il fiore ch'ella si sentiva in procinto di perdere. Intanto il desiderio, l'amore di quella verginità urgevano quell'uomo che, con parole rotte, tremanti, vaghe, cercava d'esprimere a Claudina il suo sentimento preciso. Erano cadute le bende che gli nascondevano la vista di quel portento primaverile. Lo scrupolo aveva oramai lasciato il posto ad una placida teoria di fatalità. Egli si ripeteva ch'era inutile contrapporre al desiderio di Claudina, la visione pura di Beatrice, poichè quell'abbraccio spirituale e materiale che quella verginità e quel desiderio preparavano inconsapevolmente, doveva avvenire; e frapporre al suo compimento imagini dolorose, fantasmi di rimorso, pensieri e scrupoli saggi, non significava arrestare la corrente che doveva trascinarlo, ma era piuttosto un aumentarla, come un torrente che abbia incontrato un masso enorme che ne interrompa la corsa, valicatolo, precipita di nuovo con centuplicata veemenza.

— Claudina, Claudina, egli diceva, io vi voglio bene. Sento per voi una tenerezza senza confine, una tenerezza che mi fa serrare il cuore, quando io vedo passare nei vostri occhi un'ombra di tristezza. So anche che voi mi amate, so anche che voi sentite per me ciò che non avete sentito per altri. Io sento che la vostra anima sta per ischiudersi al bacio di un'altra anima..... Il vostro atto semplice e sincero sarebbe di chinarvi verso di me, senza riluttanza e senza incertezza, per accogliere l'amore che sale dall'anima mia verso di voi. Ma voi siete buona quanto siete bella, Claudina: per questa vostra bontà l'imagine di una triste donna che soffrirebbe del nostro amore vi traversa il pensiero, arresta e sacrifica la vostra passione... Voi mi perdonate se chiamo passione ciò che sentite per me?... Non vi parrò pretensioso e sciocco, n'è vero? Io vedo che voi mi cercate, mi prediligete: vi so troppo buona e troppo onesta per credere ad una civetteria o ad un amoretto passeggero. Voi mi amate. Io vi amo. Si realizza così il vostro sogno di essere amata da un artista e di amarlo. Ecco giunto per voi quel quarto d'ora di felicità, cui tutti presto o tardi hanno diritto, come mi dicevate qualche giorno fa a teatro. Vi ricordate? Mi diceste che il vostro sogno era quello d'essere amata da un artista, per completarlo, essere cosa sua come lui sarebbe cosa vostra. Ed aggiungeste: «Questo ancòra non è. Sarà? Non sarà? quien sabe?» Ed ecco: questo è, questo sogno s'avvera perchè io vi amo, perchè io vi amo appassionatamente, perchè ho bisogno di voi come dell'aria, perchè la vostra lontananza mi è insopportabile, è per me come una morte nella vita. Voi mi amerete, Claudina, voi mi amerete sempre, io vi amerò sempre, io vi amerò per tutta la vita.... Per sempre! Lo sapete, lo sapete che v'amo e che vi amerò tanto? Tu lo sai, tu lo senti, Claudina?

Egli s'inebriava con le sue stesse parole e carezzava convulsamente la donna, innanzi alla quale era in ginocchio; continuò a lungo a celebrare quell'offertorio d'amore; poi il suo desiderio intuonò le sue litanie di passione. Claudina si lasciava invadere da un molle senso di abbandono, alcune frasi dell'uomo che invocava facevan trasalire il suo cuore o palpitare i suoi nervi, come minacce o come turbini. La sua verginità vacillava. Ella era, a poco a poco, conquisa dalle visioni di voluttà che l'uomo suscitava nella sua fantasia febbricitante. Le carezze di lui diffondevano nell'animo femminile quella dolcezza fatta di stanchezza e di desiderio, che sollecitava la resa gloriosa al richiamo di quella gagliarda fanfara d'amore ventenne. Egli sapeva toccare nel suo offertorio amoroso le fibre più intime dell'amata e nel naufragio del pensiero, della coscienza, della riflessione di lei, solo la giovinezza e la passione restavano, mentre la fanfara della voluttà lanciava più violenti i suoi squilli nel tumultuante sangue della vergine. L'ebrietà folle, minuto per minuto, aumentava. La riflessione cadeva, soffocata dalla rivelazione di un nuovo mondo inaccesso. Ed il sortilegio si compiva pel prodigio dei vent'anni ignari, vertiginosamente. La bocca già fioriva i suoi baci.

Ma il pensiero di Beatrice, la visione di quella triste donna, — visione che già l'aveva fatta piangere due sere prima, in carrozza — attraversando il suo combattuto pensiero, faceva resistere Claudina. D'altra parte la sua passione a volte la lasciava ragionare ed ella si diceva che l'amore di quell'uomo non poteva essere duraturo. Ad un tratto, Claudina liberò le sue mani da quelle di Giuliano, scoppiò in un pianto dirotto, dopo aver portato le dita, come una tutela, innanzi le sue pupille. E questa ultima resistenza, quest'ultimo grido disperato della ragione contro la vertigine, sollecitò la sua caduta, il trionfo dell'amore. Giuliano si era lanciato su lei e con le labbra le suggeva le lacrime sul ciglio con baci febbrili. La sinfonia dei baci discese alle guancie, alle labbra rosse, divenne solenne, violenta, rabbiosa, fu inno trionfale. La verginità si ribellava per l'ultima volta, sotto quei baci all'ultima rinunzia, all'ineffabile consenso, fino a quando, Giuliano parlandole ancòra d'amore, ella smarrì ogni senso che non fosse quello dei baci su le labbra, s'avvinghiò ancòra lacrimante a Giuliano, l'attirò a sè, oramai vinta e perduta.