Poco tempo dopo, i due amanti si destarono dal letargo in cui erano caduti: Claudina corse ad una grande specchiera per riordinare i capelli e si trovò faccia a faccia con un ritratto di Beatrice, ch'ella già conosceva per averla vista qualche volta a teatro e per averla un giorno incontrata in quel gabinetto da lavoro dello scrittore. Ella rimase a lungo a contemplarla, immobile, con un'espressione di spasimo sul dolce volto. Le cinque suonarono al piccolo quadrante incastrato nel petto di un fauno di bronzo:

— È tardi; bisogna che io vada, disse Claudina. Guardò ancòra il ritratto, poi lo depose sul marmo e mormorò sconsolatamente: — Giuliano, Giuliano, che abbiamo mai fatto!

— Io ti amo, io ti amo, mormorò Giuliano, con una voce convulsa che Claudina non gli conosceva.

Egli era rimasto seduto sul divano, affranto da una tristezza senza confine. La forza di sollevarsi e di agire gli mancava, il suo pensiero si dibatteva tra le tenaglie di quel dolore infinito. Sentiva salire nel suo cuore un rimorso dilaniante, lo angustiava il martirizzante pensiero che nessuna forza ormai poteva farlo tornare indietro di un'ora. Seguiva i movimenti di Claudina con lo sguardo atono, senza dire una parola, e negli occhi non vibrava più alcuna scintilla di quell'incendio che vi aveva divampato poco prima.

— Che abbiamo fatto, Giuliano! ripeteva Claudina, nella penombra.

La voce che le mormorava era così pallida e stanca in quella oscurità e la tristezza ne era così intensa, che quasi parvero quelle parole a Giuliano un rimprovero misterioso ed occulto.

— Io ti amo, ripetè egli per l'ultima volta, ma così fievolmente che Claudina non si ingannò sul significato di quella affermazione, che altro non era che il modo di sfuggire per un attimo ancòra al rimorso atroce che cominciava a stringere i loro due cuori.

Con inesorabile esattezza, Claudina cominciò la loro comune requisitoria.

— Noi abbiamo fatto tutto questo, ella disse, spinti dal più ignobile ardore. Questo ardore si è spento troppo presto e quante illusioni in così breve ora ha arso e come ci lascia ormai tristi e sconsolati. Il solo desiderio ci ha condotti ed il desiderio tradisce. Una povera anima è stata offesa da noi per questa allucinazione del momento e purtroppo è una macchia che nessuna forza umana potrà mai lavare. Il pentimento è sciocco, hanno detto. Non è sciocco, quando impone di non ricadere più nella colpa. E così il pentimento deve parlarci, ora. Se quell'offesa noi non la possiamo cancellare, è nostro dovere di non rinnovarla. Noi non avremmo, come non abbiamo, alcuna giustificazione. Sola la vertigine di un minuto ci accusa e ci accascia. Il nostro primo bacio sarà stato anche l'ultimo. Voi ritornerete più dolce e più umile a quella che abbiamo offesa! Non è vero, Giuliano?

Tacque. Lo scrittore taceva sempre, ma un gesto del suo capo affermava. Innanzi a quella pronta rinunzia, innanzi a quella conferma di un uomo che diceva di averla presa fra le braccia senz'ombra d'amore, il dolore della verginità invano contaminata proruppe violento, disse parole smarrite: