— Io sola, disse fra l'altro Claudina, io sola rientro nella vita, sconfitta. Quel candore che avevo conservato con orgoglio geloso a traverso a tante lotte, a traverso i più volgari ed abili attentati, è caduto, ora, in pochi minuti, per un uomo che non mi ama, si è macchiato sotto il bacio di un uomo spinto a me dal solo desiderio. Ah, che miseria!
Il ribrezzo le serrò la gola. Giuliano mormorò:
— Perdonatemi!
Claudina s'era celato il volto con le mani, forse piangeva. L'amante si levò, s'appressò a lei:
— Ah, che sciocchezza ho pronunziato! egli disse con un amaro scoppio di risa che partiva dalle più intime convulsioni della sofferenza. Perdonatemi? che forse una donna perdona d'averle tolto ciò ch'ella ha di più sacro? Come vorrei, Claudina, che quest'ora non fosse mai suonata! Lasciatemi, lasciatemi, non mi dite più nulla, poichè io so d'avere commesso un vero delitto e poichè questo è irreparabile!
La donna singhiozzava. Egli le asciugò gli occhi con la lieve battista del fazzoletto, l'aiutò ad infilare il mantello, le tese i guanti, il portabiglietti, un libro ch'ella aveva con sè. Com'ella fu pronta ad andarsene, si guardarono. Claudina non resse a quello sguardo e s'abbattè sul petto di Giuliano, nuovamente presa da uno scoppio di singulti. Egli non trovò una parola da pronunziare, lasciò libero corso a quelle lacrime che l'addoloravano più di ferite. Finalmente l'attrice si fece forza, tese la mano all'amante di un'ora, di un'unica ora. Questi l'attirò a sè, la baciò su la fronte, quasi religiosamente. Premette il campanello elettrico perchè l'accompagnassero. Le aprì la porta. Su la soglia, ella si volse:
— Noi ci dovremo rivedere. Saremo gli amici di prima. Il mio sogno solo sarà infranto. Ma, ve ne scongiuro, mai più una parola su ciò deve essere pronunziata fra noi.
Uscì. Giuliano la vide allontanarsi per la lunga fila di salotti, con un passo vacillante, preceduta dal domestico. Poi, scomparve. Lentamente egli si fece alla finestra, l'aprì. Un'onda d'aria gelata entrò fischiando. Vide Claudina ferma sul portone, in attesa di una carrozza scoperta che si avvicinava di corsa. Ella s'avviò alla carrozza arrestatasi innanzi alla casa. Giuliano corse ad un vaso di cristallo che era su un tavolo, vi prese il gran mazzo di prime rose, lo lanciò nella carrozza al momento che Claudina vi si sedeva, così che i fiori le caddero sul grembo. Un cenno della mano rispose a quell'omaggio, ma egli non potè scorgere la luce di gratitudine che aveva rischiarato i begli occhi lacrimosi. La donna portò al volto il bel fascio di rose, vi tuffò la bocca, mentre la carrozza si allontanava fra il doppio tremolio delle due file di fanali a gas.
Lo scrittore richiuse la finestra, accese le piccole candele rosee di un candelabro di bronzo. Poi tornò alla finestra, applicò ai vetri gelati la sua fronte che ardeva. Rimase a lungo così, attonito, senza pensiero. Poi si avviò alla biblioteca, prese il primo libro che gli venne alla mano, cadde su una poltrona e cominciò a leggere; ma le lettere danzavano innanzi alle sue pupille una ridda furiosa ed i suoi occhi scorrevano automaticamente le linee e le pagine, senza che il suo cervello percepisse alcuna di quelle parole che le pupille leggevano.