— Guardate, guardate Giuliano Farnese. È in quel palco dov'è quella signora in raso rosa. Nel secondo palco dopo il proscenio, in seconda fila. Eh, eh! raccoglie gli allori, il trionfatore!

Immediatamente gli sguardi dei tre si diressero al palco che la voce di quel signore aveva designato. Ma un sorriso apparve su le loro labbra subito dopo: il signore si era ingannato per una strana e grande rassomiglianza. Intanto nel palco vicino le belle signore facevano le loro chiose sul preteso autore applaudito.

Il sipario si rialzò per la terza volta, sul salotto della contessa di Varrena. In quel terz'atto l'azione diveniva più stringata e drammatica, in qualche scena raggiungeva una violenza di dolore insoffribile. La chimerica innamorata era finalmente caduta, con l'illusione di aver raggiunta la sua chimera. Ma l'illusione ben presto impallidiva e rovinava, poichè ella non aveva ceduto a chi l'amava di più, ma a chi con arti subdole aveva meglio saputo rappresentarle la commedia del sentimento. Ella si svegliava da quell'illusione come da un incubo, e già tutto l'edifizio che minacciava rovina l'attorniava paurosamente. L'uomo ch'ella aveva creduto dovesse realizzare il suo sogno l'aveva attirata in un terribile tranello, s'era valso del suo nome per le sue losche mene. E l'atto finiva quando, scoperto il baratro verso cui scendeva, ella scagliava l'atroce grido di dolore e di rimpianto, ritrovando vicino a sè umile e sommesso l'uomo che l'amava profondamente e ch'ella aveva fino ad allora disprezzato, nel suo fatale inganno.

Un brivido aveva corso il teatro a quel grido potente e sovrano, lanciato da Claudina Rosiers innanzi a quella rovina, con una forza ed un ribrezzo che assurgevano all'orrore di un destino compiuto. Gli applausi erano scoppiati, unanimi, frementi, acclamanti. Claudina Rosiers era ricomparsa otto volte con Lorenzo Gray, e come il pubblico domandava insistentemente l'autore, Gray aveva fatto un gesto per significare ch'egli era assente dal teatro. Pure gli applausi s'erano raddoppiati, le salve d'acclamazioni erano divenute tonanti, il successo era ormai colossale.

Beatrice, ritiratasi nel fondo del palco, piangeva di emozione fra le braccia di Loredano che era raggiante come per un successo suo. Mentre le acclamazioni scrosciavano ancòra, Andrea di Vele ch'era per uscire dal palco s'imbattè con Giuliano che entrava. Appena lo vide, Beatrice gli cadde nelle braccia, felice, orgogliosa, inebriata. Farnese l'attirava sempre più nell'ombra del palco per non essere visti e le passava dolcemente la mano su i capelli. Loredano e di Vele sorridevano senza guardare, a quella scena di tenerezza. Quando la commozione di Beatrice fu calmata, Farnese seduto nell'ombra raccontò le impressioni di quella serata. Egli aveva voluto assistere non visto alla rappresentazione del terzo atto; salito alla galleria, egli s'era mischiato a quella parte più modesta del pubblico.

— Ciò mi ha valso, diceva ora con la sua aria fanfaronesca, emozioni indicibili. Per la prima volta in vita mia ho sentito il successo da vicino. È anche vero che per la prima volta in vita mia ho avuto un successo così unanime e concorde.

— E così sereno, interruppe Loredano.

— E così meritato! aggiunse Andrea di Vele.

— Grazie, tu mi mortifichi! disse il grande scrittore, ridendo, e seguitò:

— Avevo vicino a me alcuni studenti. Ebbene, non hanno perduto una parola, una sfumatura, un accenno. Ah, ah! E poi diciamo che il pubblico non capisce niente! Chiacchiere! Ecco là qualche giovanotto — e quanti ve ne sono come loro? — che in fatto di teatro e di buon gusto ne capisce più di Ruffo, di Drago e di Spada sommati insieme! Ma v'è stato chi mi ha scoperto lassù, al paradiso: Torrero. È salito con Sanna. Si sono messi dietro alcuni uomini ed hanno cominciato a dir corna con me della commedia. Avreste dovuto godervi la scenetta deliziosa. Quei buoni spettatori erano su le spine, si frenavano, s'imponevano il silenzio. Ma, quando Claudina ha lanciato così meravigliosamente quel suo grido alla fine dell'atto e Torrero ed io abbiamo esclamato sbadigliando: «Che stupidaggine! Che sciocchezza!», quelli altri non hanno retto più, si sono ribellati ed hanno intavolato con Torrero una discussione dove io ero esaltato e glorificato a non dirvi. Avreste dovuto vedere con che arie di protezione trattavano Torrero, mai immaginando con chi avevano a che fare!