A poco a poco la sala si ripopolava, poichè l'intermezzo finiva ed i campanelli elettrici squillavano. Giuliano aveva sciolto il suo braccio dalla lieve pressione di Beatrice ed era uscito in fretta dal palco, al momento che il sipario si levava per il quarto atto. Sul suo passaggio qualche persona che ritornava al proprio posto e che lo conosceva di vista si rivolgeva a guardarlo; altri mormoravano ai vicini il suo nome. Egli passava in mezzo a quella curiosità, con la sua bella indifferenza di uomo celebre, che sa d'esser sempre guardato e non ha per questo bisogno di andare alla caccia ed alla ricerca di sguardi e di ammirazioni. Tuttavia una gran gioia pel trionfo che quella sera coronava il suo nome gli gonfiava il petto, mentre s'avvicinava in fretta alla porta del palcoscenico, mentre traversava i praticabili, mentre bussava alla porta di Claudina che ancòra e per quasi venti minuti non era di scena. Quella gioia del trionfo aumentò immensamente quando, entrato nello spogliatoio dell'attrice, questa gli si gettò tra le braccia e se lo strinse al seno nella commozione superba del trionfo comune. Giuliano le passava la mano su i capelli, come poco prima a sua moglie. Ma, lentamente, il fascino arcano di quell'abbraccio ideale si distruggeva e da quell'abbraccio semplice di maschio e femmina la sensualità risorgeva a battere la sua diana.. L'ebrietà del momento faceva dimenticare ad ambedue i rimorsi di due giorni innanzi, i buoni propositi, i giuramenti scambiati. Già la voce di Giuliano, che mormorava complimenti all'attrice trionfante, diveniva convulsa di desiderio per la donna. Già le braccia di Claudina Rosiers, che stringevano in un abbraccio fraterno l'artista che le aveva procurato quella gioia sublime, sussultavano di passione per l'uomo. La colpa rifioriva irreparabilmente dall'amore, come un fiore velenoso sorge da un'ajola inargentata di giaggioli, stellata di margherite:

— Tu sei stata grande, tu sei stata magnifica, mormorava Giuliano. Io non potrò mai dimenticare il bene che mi hai fatto col tuo genio. Io ti amo, ti amo!

— Anch'io ti amo, susurrava Claudina perduta.

Il trionfo continuava ad inebriarli, facendo loro dimenticare ogni realtà, ogni passato, ogni avvenire.

— Tu devi esser mia ancòra, Claudina, continuava l'amante. È una vera stoltezza pretendere di distaccarci. Noi siamo un'anima sola. Io sono fatto per te, come tu sei fatta per me. Io non posso vivere senza di te come tu non puoi vivere senza di me. La sete dei tuoi baci che mi arde, arde te pure. Claudina, Claudina, dammi i tuoi baci, dammi le tue labbra!

— Sì, sì, io sono cosa tua, rispondeva l'amante con le labbra arse, il volto di brace. Io ti amo, ti amo troppo, so anch'io che è follìa sperare di poter essere lontani, di poter non compiere fino alla fine il nostro delitto d'amore.

La cameriera bussò all'uscio per entrare e vestire l'attrice.

— Un momento, gridò Giuliano, poi aggiunse piano a Claudina, serrandola sempre più perdutamente fra le sue braccia: — Ora, dopo il teatro, io verrò da te, passerò la notte da te..... Vuoi? Vuoi?

— No, no, non ancòra, scongiurò Claudina pure mite e sommessa, stasera, no.

— Come vuoi lasciarmi solo stasera, Claudina, insisteva l'amante, stasera che il successo ci ha uniti, stasera che siamo cosa l'uno dell'altra, come mai più lo saremo?..... Vuoi? Vuoi?