VII.

Egli attese fino alle due, ma nessuna carrozza sopraggiunse. Uscito nell'anticamera, infilò il soprabito e discese in fretta, deciso di non perdere scioccamente quella notte d'amore nell'ebrezza del trionfo. Per calmare i suoi nervi convulsi camminò a piedi, ma così svelto che cinque minuti dopo uscito dal Circolo egli suonava al portone della casa in piazza di Spagna. Apertosi il portone, egli salì le scale correndo. La cameriera aveva già dischiuso l'uscio dell'appartamento e Farnese entrò improvvisamente nella stanza da letto di Claudina, rischiarata da un'alta lampada il cui chiarore era mitigato da un paralume di tulle giallo.

La visione magnifica era innanzi a lui: Claudina, nuda sotto la camicia di fine batista, aperta sul piccolo seno. Il corpo della giovine donna, pronta ad entrare nel letto, sorgeva dal cerchio serico delle vesti cadenti ai suoi piedi. I capelli erano disciolti su le spalle, onda fulgente. La stanza aveva una temperatura voluttuosa, una penombra suggestiva. Le coltri, al lato destro del letto, erano tirate indietro ed i lenzuoli sembravano gioiosi per la festa amorosa che loro recavano il profumo e la grazia del bel corpo femminile. La lampada indorava i contorni del corpo, rischiarava i seni delicati, la liana della vita, le anche ambigue e voluttuose.

Farnese s'era avvicinato. Senza una parola, senza un sorriso, egli aveva stretto la flessibile liana, le sue dita avevano intuonato l'irresistibile invito. La donna s'era abbattuta su lui, vinta, mentre la trasparente camicia le scendeva dalle spalle e le nudità sfolgoravano.

Non era il desiderio di uno che vibrando si comunicava all'altra: erano due fiamme, due brame, due passioni, due voluttà che si chiamavano, s'invocavano, gemevano nell'attesa, esultavano quanto più l'ora amabile si avvicinava. I soffi dei due respiri erano armonici, la medesima angoscia d'amore li accelerava, la medesima follìa di piacere li animava, la medesima febbre di passione irresistibile li infiammava. L'amante piegava a poco a poco la flessibile liana verso i molli cuscini di un divano prossimo; il bel corpo candido s'abbatteva sul giaciglio e su la stoffa oscura il candore suo s'animava e si esagerava, radioso. Ivi continuò l'armonica omelia d'amore, ivi s'innalzò più potente il grido del desiderio, ivi, smarrita ed abbandonata, l'anima si ritrasse sospirando.

Ma ad un gesto più audace di Farnese la voluttuosa vittima si eresse, balzò in piedi, vide la sua nudità: arrossendone, cercò intorno una difesa, ma nulla era a portata della sua mano; allora balzò nel letto ed i lenzuoli si rovesciarono su lei, avvolgendola, disegnandone le curve in un amoroso abbraccio. Oramai al riparo, la fuggitiva sorrideva, sorrideva dell'amante ch'era rimasto dolente e irritato sul divano basso, mentre il suo desiderio insoddisfatto agonizzava.

Allora egli si levò, sempre più eccitato, mosse dei passi disordinati per la stanza.

— Ah, no, tu non sei mia! gridò esasperato, arrestandosi ai piedi del letto dove la donna copriva fino la bocca con le coltri rialzate. No, no, tu non mi ami! Tu vagabondeggi nei sogni, t'inebrii al paese azzurro dell'ideale! Tu non sei la creatura umana ed ardente, misera e sublime che piange d'amore e ride di odio, sente per l'amato mille desiderii, mille sensazioni, ed un ardore unico, enorme, onnipotente: l'ardore del desiderio di formare una creatura sola...... Tu vaghi. Dove? Perchè? Anche il desiderio è per te un sogno, un brutto sogno, dal quale ti desti fuggendo, come poco fa. Amami, amami, Claudina, amami come ti amo, chè io ho tanto bisogno dell'amore tuo.... Sii mia, finalmente, sii mia!...

— Io sono sempre tua! ella sospirò.

— No, no, tu non m'intendi, susurrò l'uomo, tu non vuoi intendermi! Io ti voglio tutta, tu devi essere tutta e sempre mia.....