— I miei bambini hanno tardato ad addormentarsi, ei rispose; e prese il bacio che le labbra di Claudina gli offrivano.
Giuliano diede allora sfogo alla sua gaiezza. Parlava di tutto e su tutti, con volubilità insolita, interrompendosi con frequenti e cordiali scoppii di risa. Ma Claudina, mentre poneva il rosso su le due guancie e con la carezzante zampetta di lepre ve lo spandeva, non secondava quella gaiezza. Ella rimaneva silenziosa e triste; e solamente di tanto in tanto un sorriso illuminava il suo volto, quando Giuliano scherzava, ma era un sorriso pallido e forzato. Dopo un po' di tempo lo scrittore aveva notato quel malumore ed aveva interrogato in proposito Claudina, la quale aveva risposto evasivamente. Ma le domande di Giuliano divenivano più incalzanti, più penetranti e Claudina nel suo silenzio perdeva terreno.
— Ebbene, disse finalmente non potendo più serbare il suo segreto, è meglio che tu lo sappia. Un telegramma di stasera a Savarese annunzia che il Teatro Filodrammatico a Milano è a nostra disposizione dal quindici maggio e noi dovremo partire fra tre giorni.
— E tu pensi di partire? mormorò Giuliano freddamente.
L'attrice rimase confusa. Tentò di far parlare la ragione, ma Giuliano negava con ripetuti cenni del capo ed a Claudina, allora, sfuggì di bocca la verità:
— No, no, io non ho mai pensato nemmeno per cinque minuti alla possibilità di una tale partenza, te lo giuro! — ella esclamò; poi aggiunse: — Ti amo troppo! — e continuò a lungo per dirgli tutto quel che pensava.
Ella avrebbe tutto affrontato, avrebbe giocato reputazione, denari, successi, pur di non allontanarsi dall'adorato. Che era per lei la riputazione s'egli non era presso di lei? Che erano per lei i denari che non le servivano, e che non potrebbero dorare mai una desolazione dell'anima? Che erano per lei successi, trionfi, allori, se Giuliano non ne era partecipe, se egli non era là con lei per essere altiero della gloria di lei che veniva dall'opera sua? Ella sarebbe rimasta a Roma, avrebbe chiesto, per ora un trimestre di riposo, e, se non glielo avessero concesso, era pronta a rompere il contratto, accettando di pagare qualsiasi penale. Ella enunciava questi progetti con parole roventi ed appassionate e Giuliano sorrideva alla violenza di quel torrente d'amore. Fu allora lui a parlare il linguaggio freddo della ragione. Conveniva a Claudina di abbandonare il suo eminente grado di attrice, di far prendere il suo posto da un'altra? Non era piuttosto meglio ch'ella andasse a Milano, che si affrontasse una volta per tutte quel grande strazio del distacco? Egli si sarebbe in breve recato a Milano a riabbracciarla col plausibile pretesto di assistere alla prima rappresentazione della Chimera in quella città, dove egli aveva sempre raccolto i suoi successi più belli ed unanimi?
Egli, da una parte, pensava dentro di sè che non sarebbe stato dolente della partenza di Claudina. Chi sa se da quella partenza non avrebbe datato per lui il ritorno ad una vita migliore! Chi sa se ciò non avrebbe ricondotto la pace nel cuore di Beatrice e l'amore di una volta fra loro! Ma Claudina protestava: quando ella, un giorno, volesse ritornare sul palcoscenico le farebbero d'ovunque ponti d'oro... Perchè, allora, soffrire lo strazio di quel distacco, quando era possibile evitarlo con quella permanenza a Roma, con quel riposo temporaneo che anche la sua salute, scossa da tante fatiche e da tante dolorose battaglie morali, richiedeva prepotentemente? Ella usava con molta abilità di tutte le malìe del suo sentimento per convincere l'amante. Ma egli, del resto, che in fondo non amava Claudina ma che l'aveva tutta nei sensi, nel sangue, nei nervi e che non vedeva per ciò senza terrore lo sconforto di un distacco, non desiderava di meglio che lasciarsi persuadere. Così che quando il campanello squillò per il quarto atto la loro sorte era decisa e Claudina suggellava coi baci la sua promessa d'amore.
Una voce disse dietro la tenda:
— Claudina, fra dieci minuti tocca a voi.