La moglie raccontava esuberantemente anche i più minuti particolari; poi Giuliano, a sua volta, raccontò la sua serata.
— Sono uscito alle dieci, sono stato al Nazionale per intendermi con Savarese su le rappresentazioni in Italia della Chimera; poi son passato al Circolo, poi a casa. Serata castigatissima: non ho incontrato nessuno, non ho parlato con nessuno. Ma voi siete rientrata alle quattro del mattino, mia piccola scapata!
— Incolpane Leonardo, rispose la giovane donna, incolpane lui che non si voleva più staccare dal braccio di una certa signora.....
Loredano, ch'era andato nella stanza attigua per scrivere due righe sopra una carta da visita, rientrava col sigaro acceso, l'occhio vivo, l'andatura giovanilissima:
— Accetto ogni responsabilità e son pronto ad espiarla con qualsiasi penitenza.
Beatrice guardava dalla finestra aperta le spalliere di rose che profumavano nel giardino ed il cielo limpido d'un azzurro terso come cristallo.
— Che bella fine di Maggio! ella mormorò.
Rimase a lungo a guardare quella gloria di primavera. Si rivolse quando intese parlare di partenza prossima, di decisioni da prendere.
— Tu parti? dimandò a Loredano.
— Bisognerà bene che mi decida. Sapete che sono quì da due mesi? Devo andare a Venezia a sistemare certi affari e poi, filo via, in Svizzera. Avevo l'idea di una passeggiata in Norvegia, ma la rimando ad un altro anno.