Si baciarono. Beatrice sentiva una grande calma nel cuore. L'addolorava però il pensiero della partenza del fratello, l'idea che ella sarebbe rimasta senza il suo sostegno e la sua guida in un momento così difficile. Gli si avvicinò, gli prese le mani:
— Non partirai così presto, è vero?
— Partirò il più tardi possibile, sorellina, rispose lo scrittore.
I due uomini uscirono, accompagnati dai bambini fino nel vestibolo. Beatrice si avvicinò alla finestra, vide Giuliano e Leonardo uscire dalla casa: guardò le loro alte, maschie ed eleganti figure allontanarsi in quella gloria di sole; li vide salire in una carrozza scoperta che passava.
— Sembrano due fratelli, pensò.
I due ridevano forte nella carrozza, che nuovamente passava al trotto sotto le finestre della casa. Le loro mani si sollevarono per salutare ancòra Beatrice. Beatrice gettò loro dei baci. La carrozza scomparve. Ella rimase alla finestra ad aspirare il profumo delle spalliere di rose maggioline, ad inebriarsi a quel tepore ed a quella gioia di primavera. Poi si ritrasse. Chiamò Miss Margaret, l'aiutò a vestire i bambini per la passeggiata al Pincio. Accompagnò loro e la Miss fino alla porta di strada. Poi, come li ebbe visti scomparire all'angolo della via, risalì in casa canticchiando una canzonetta francese:
«Allons, ma belle, au beau pays»
«Où l'oranger fleurit. . . . . .»
Nel gabinetto da lavoro di suo marito scrisse qualche lettera, poi sfogliò dei giornali illustrati giunti al mattino. Come le tre e mezza suonavano, ella passò nella sua camera, infilò un abito da passeggio, in velo religioso grigio perla con piccole passamanterie in argento e guarnizioni di seta dello stesso punto di colore. Abbigliandosi, cantava. E la cameriera non cessava di meravigliarsi per quella sua insolita gaiezza. Beatrice si guardò allo specchio, lungamente; poi, compiaciuta, andò ad attendere che suo marito la venisse a prendere nel gabinetto da lavoro di lui. Prese sul tavolo un giornale comparso il mattino con un vivace articolo di Giuliano e incominciò a leggerlo. A momenti i suoi occhi sorridevano, come le sue labbra. La primavera le diffondeva vivamente e dolcemente nel cuore quel soffio di gioia e di ebrezza. L'amore di suo marito ora più espansivo e l'esser libera dalle tristi apprensioni di un tempo le consentivan quella gaiezza. Un odore di fiori saliva dal giardino per la finestra aperta ed era dolce e spossante come una carezza.
L'orologio suonava le quattro e mezzo, quando il domestico entrò. Aveva sul vassoio una lettera: