— Ma io non ho cessato un'ora, un'ora sola di amarti..... Lo comprendi? Ah, tu ridi, tu indietreggi? Credimi che da tanto tempo io soffrivo, come un peso sul cuore, la mia menzogna.... Credimi che il traviamento di pochi giorni io l'ho pagato con tanto dolore, con tanta sofferenza, con tanta vergogna. Credimi che in tutte le ore ti ho avuta presente, noi ti abbiamo avuta presente, e tu ci hai fatto sentire crudelmente il rimorso dell'offesa che ti portavamo. Se tu sapessi! Ma io non devo ora scendere a simili particolari. Tu non vuoi ascoltarli e sarebbe inumano..... Sappi questo però e credilo per la vita dei nostri bambini, su la quale te lo giuro: quella donna può essere stata l'aberrazione dei miei sensi, dei più cattivi istinti del mio essere..... Ma tu sei rimasta per me il mio culto, la mia venerazione, la mia devozione, la mia religione..... La tua purezza mi ha fatto sentire ancòra più la mia colpa ed in questa sempre meglio ho veduto la grandezza della tua anima, diletta! Ho mentito? Sì, sì, ho mentito! Ma ho mentito perchè sapevo che confessandomi ti perdevo! Ti perdevo! Fa di me quel che tu vuoi, abbandonami, giudicami, condannami, ma sappi questo, questo solo: che io non ti ho tradita volgarmente, bassamente, per disamore, per stanchezza. Una vertigine mi ha trascinato. Io sono debole e non ho saputo resistere. Ma subito dopo ho misurato la gravità del delitto d'amore commesso e non ho avuto che un solo terrore, il terrore che tu sapessi tutto e che io ti perdessi, sì, sì, il terrore di perderti, di essere solo, senza di te, perchè io ti amavo, perchè ti ho sempre amata, perchè ti amo, ti amo......

Così dicendo le aveva preso la mano e, con voce strozzata dal pianto prepotente, le alitava le parole sul volto.

— Lasciatemi, lasciatemi, gridò l'offesa, svincolandosi ed indietreggiando. Lasciatemi e tacete; non discendete ancòra più in basso!....

L'infedele cadde a sedere su una poltrona, esausto per l'emozione violentissima di ogni forza fisica e morale. Il pianto ch'egli tratteneva con sforzi dolorosi proruppe; ed era pianto di scoramento e di umiliazione, pianto che invocava perdono, pianto in cui si rivelava tutto il lungo dolore di tanto tempo, dal giorno della prima dedizione di Claudina in quel medesimo salotto, su quel medesimo divano dove sua moglie si lasciava cadere, sempre più pallida, per dirgli:

— È inutile che partiate, è inutile che mi diate la rappresentazione di quelle lacrime: io non vi credo più!

La fierezza di Giuliano si ridestò. Egli asciugò le lacrime che gli inumidivano il volto, rimase in piedi immobile e convulso.

— Io avrei meglio compreso che voi foste venuto da me, continuava Beatrice implacabile, e mi aveste detto: «Non ti amo più, amo un'altra. Mi serviva di mentirti. Ti ho mentito!» Voi non vi sareste così avvilito ai miei occhi con una maschera di fedeltà che voi non avete mai abbassata, ma che io stessa ho dovuto strapparvi dal volto.....

— Tu dici delle follìe, disse Giuliano amaramente. Io non voglio da te il perdono, intendimi, intendimi bene! Io so che tu non me lo potresti concedere, nè lo dimando. Voglio solo che prima di prendere una decisione che forse muterà tutta la nostra vita, voglio che tu sappia, che tu creda, che tu sia persuasa che giammai ho cessato d'amarti, che dell'offesa che tu lamenti, ho sofferto io, giorno per giorno, ora per ora, arrecandotela, più di quel che tu soffra ora, misurandone la bassezza. Lo capisci tu che io non ti direi queste parole, se non sentissi profondamente nel cuore, nei sensi, nell'anima, nel pensiero, ciò che esse esprimono perchè innanzi al dolore non si deve, non si può mentire, molto più quando questo dolore viene, come il tuo, dalla menzogna? Vediamo, Beatrice..... Per l'amore che mi hai dato, per il bene che mi hai voluto, credimi, credimi, credimi..... Fammi almeno pensare che nel tuo cuore vi è ancòra qualche cosa per me, e non solamente la spietatezza di una condanna.....

— No, no, replicava Beatrice, non mi parlate così. Non voglio sentire nelle vostre parole nemmeno un alito di tenerezza per me. Essa mi dà troppa ripulsione verso di voi. Non mi parlate così. Ditemi la verità, la verità, una volta sola..... Datemi, per una volta, nelle vostre parole il sentimento della verità! Ditemi che non mi amavate più, che un'altra donna vi è piaciuta, che voi l'avete presa senza tanti scrupoli, perchè io ero una moglie fedele e non ero capace di rendervi dente per dente, come un'altra avrebbe fatto. Su, su, ditemi questo..... Ma non mi raccontate altre menzogne, non mi recitate altre commedie. Tacete... Sentite almeno la violenza del mio dolore e forse non avrete più la forza di essere sacrilego, ricordando il nostro amore d'un tempo, i nostri baci di un tempo.... Ah no, no, lasciatemi sola, mi fate ribrezzo!

Uno sgomento sempre più folle s'impadroniva di Giuliano: egli si avvicinò alla moglie, con le braccia tese, con gli occhi ardenti, ma col volto coperto di un pallore mortale: