Ricominciarono il giro per le camere, pei corridoi e pei salotti, e salirono al piano superiore. Ancóra il giardiniere andava innanzi a loro, apriva porte e finestre; a Giuliano sembrava che per la loro presenza le memorie, come persone vive, si destassero negli angoli ov'erano annidate da quel giorno in cui egli e la sua famiglia erano partiti per l'ultima volta dalla villa di San Remo. Anche l'imagine autunnale e funerea, che poche sere prima lo aveva oppresso nelle sue malinconie a bordo del Little Rose, tornava nel suo pensiero. Ancóra gli pareva che le memorie fossero legate, in quella villa, ad ogni angolo come festoni di fiori lontani e smorti, pieni però dell'odore soave e suggestivo delle cose passate per sempre. Egli era entrato in quella sua villa, v'era entrato con la sua amante, con colei per la quale tutta quella vita d'un tempo era stata abbandonata e calpestata.... Ed ora, per entrare in quelle stanze, egli spezzava e distruggeva con le sue mani quei festoni di crisantemi. E tutti quei festoni erano a terra e gli pareva quasi di udire camminando un fruscìo di morte, il fruscìo delle foglie secche nei viali dei giardini o dei cimiteri, quando gli ultimi cieli d'autunno dànno le loro ultime trasparenze, le ultime malinconie e gli ultimi crisantemi.
Egli ebbe un sussulto. Si trovavano nella stanza da letto, quella in cui Beatrice e lui si erano tanto amati, dolcemente cullati dall'amorosa canzone, della ninna-nanna cantata dal mare, con la sua solenne voce che si fa dolce e sommessa per gli amanti che vanno a chiedere a lui il commento e l'eco dei loro baci! L'agitazione di Giuliano era sempre più evidente. Claudina guardava le spalliere di rose nel giardino sottostante:
— Che belle rose, ella esclamava. Sono le ultime rose di primavera. Il loro profumo sale fin quì...
— Vado a coglierne un mazzo, aveva risposto il giardiniere credendo di far cosa grata al suo padrone e, prima che Giuliano lo avesse potuto trattenere con un gesto o con una parola, era andato di corsa a compiere quella sua profumata raccolta floreale.
Gli amanti si erano così trovati soli in quella camera dove le memorie dell'amore suggerivano nell'anima e su le labbra il desiderio dell'amore. Un usignolo gorgheggiava giù nel giardino. All'orizzonte le ultime rose del tramonto s'impallidivano tristemente sotto le prime ceneri del crepuscolo. Claudina s'era rivolta a guardare l'amante. Questi, non trovando una parola da pronunziare poichè l'emozione gli serrava la gola, sorrise alla giovane donna e le tese ambo le mani. Ella le prese, poichè, amante sincera e appassionata, non restava mai fredda ad alcun gesto d'amore. Si gettò fra le braccia di Giuliano, che dovette stringerla a sè e dovette cercare pel primo quelle labbra palpitanti come ali di libellula rossa e che accennavano già a cercare le sue. Il letto era vicino, un gran letto coperto da una coltre bianca, sotto un baldacchino di merletto. Claudina (forse ella non pensava a nulla di male e nessuna visione di voluttà le suggeriva il suo atto, ma solo la stanchezza improvvisa e la vicinanza di quel riposo) Claudina si sedette su la sponda, attirò a sè Giuliano. Ma questi ebbe orrore della profanazione, ricordò che il loro abbraccio avrebbe avuto in quel luogo un odore di morte; egli sentì di adorare perdutamente Beatrice in quel momento ed ebbe la nozione di tutta la sua infelicità, poichè quell'amata era forse per sempre perduta alle carezze della sua anima e delle sue labbra. Violentemente si liberò da Claudina che continuava ad attirarlo, fuggì via dalla stanza e dalla villa per i lunghi corridoi muti nella penombra. Su la porta s'imbattè nel giardiniere che gli tendeva le rose. Egli afferrò quelle rose e disperatamente le morse, le sfogliò, le gettò a terra a comporre un tappeto di petali rosei. Il cancello era innanzi a lui. Egli uscì, senza voltarsi indietro.
E Claudina, stupita e con un'angoscia suprema sul volto poichè ella aveva intuito l'intimo dramma svoltosi nell'anima di Giuliano, comparve pochi minuti dopo sotto quella porta dalla quale l'amante era uscito. Vide su la ghiaia il breve e folto tappeto di rose, s'impietosì su la loro malinconica sorte ch'era triste quanto la sua e due lacrime solcarono le sue gote, angosciosamente.
IV.
Il pranzo finiva in un silenzio glaciale che nessuno dei due aveva osato di rompere e che li opprimeva dolorosamente. Sebbene qualcosa di grave fosse avvenuto fra loro, gli amanti si erano ritrovati alla stessa ora intorno a quella tavola in quella stessa cabina come nelle sere precedenti, spinti da quella gagliarda forza delle abitudini la quale fa sì che si possa mangiare e sorridere dopo la morte d'una persona diletta, tornare con le gramaglie del dolore a viver la vita che si viveva fra i rosei veli e le gemme splendenti della felicità. Giuliano uscito dalla villa aveva girovagato per San Remo, cercando di calmare con la marcia la sua grande agitazione. A poco a poco aveva visto accendersi i lumi, discendere il silenzio con le sue lente e grevi ali notturne. Poi si era trovato sul mare, era salito a bordo del suo yacht e nella sala da pranzo, distesa su una poltrona e pallidissima, aveva trovato Claudina apparentemente immersa nella lettura d'un libro, ch'ella leggeva a rovescio! La giovane donna, trovatasi sola nel giardino di Farnese dopo l'improvvisa fuga di lui, era rimasta perplessa. Che fare? Pur troppo ella intuiva qual fosse la tormenta che per qualche tempo aveva devastato l'anima di Giuliano. Comprendeva che forse quello era il principio della fine di quella loro felicità così breve e così illusoria. Ma, con l'ansiosa e folle speranza di colui che vede in un'inondazione l'acqua sommergere le dimore vicine e s'illude e vuole illudersi che la sua sarà salva, Claudina tentava d'illudersi ancora sul suo triste destino e si ripeteva senza tregua che quell'improvvisa disperazione di Giuliano, quantunque prodotta dalle memorie del tempo passato, poteva non significare disamore per lei, che aveva dato a lui quanto aveva di più sacro e di più ardente. Ogni piccolo fatto sembrava a lei un pretesto a speranze e a fiducie, come ogni rottame che sia su la superficie delle acque appare al naufrago una vela, una probabilità di salvataggio. Così quel giorno, quando nella stanza Giuliano le aveva teso le mani e l'aveva baciata, doveva certamente avere obbedito ad un moto spontaneo. Un minuto dopo egli era fuggito e Claudina, quantunque si rendesse conto delle molte cause di quel fatto, non sapeva spiegarsi quale fosse stato il movente decisivo. Anch'ella era tornata a bordo, perchè non sapeva dove dirigersi, perchè abbandonata ella si sentiva tanto sola, perchè, anche se non era amata più, ella amava tanto ancóra con tutte le esuberanze della sua giovinezza!
Giuliano si levò da tavola per primo, si distese su un divano, chiuse le palpebre per meglio riconcentrare il suo pensiero e per difendere gli occhi troppo vivamente feriti dall'aureo splendore dei fiori elettrici. La tempesta, che crudelmente s'era in quel pomeriggio abbattuta su la sua anima, non s'era ancóra del tutto allontanata e tuttavia l'anima serbava le tracce di quella devastazione. Claudina rimase qualche minuto a fissarlo, attendendo da lui una parola, una sola parola che avesse riconfortato le sue illusioni, dato color di verità alle sue speranze. Invano! Ella uscì sul ponte, si sedette su una poltrona di vimini, un poco oppressa dall'afa di quella notte di nuvoli.
L'orizzonte infatti si era oscurato. Grossi nuvoloni neri gravavano sul cielo che durante il giorno era stato di un così puro e splendente sereno. Dietro alcune nuvole meno dense la luna spandeva qualche riflesso del suo chiarore argenteo. Ed era la sola oasi di luce in quell'immensa profondità di tenebre. I lumi di San Remo tremolavano come lampade accese in un cimitero innanzi a quelle case bianche che sembravano sepolture. Gli alberi di qualche villa ed alcune ombre che s'agitavano presso il mare avevano lugubri apparenze di fantasmi. Non una voce, non un'eco, non un canto. Come la tenebra, così il silenzio era profondo. La notte si drappeggiava nella maestà dei suoi neri manti e per le anime dolorose era come un incubo pauroso ed insopportabile.