Claudina era ancóra immersa nelle sue incertezze, ancóra s'affaticava a veder rosa il nero, a trovar rose tra la cenere, a confondere con i soavi effluvii della primavera gli ultimi odori di un autunno morente, ancóra s'illudeva e dava speranze all'anima sua e vedeva stelle sotto quelle nubi e riflessi e splendori oltre i tenebrosi enimmatici misteri di quella notte profonda; mite e dolce creatura d'amore, ella, dimentica dei suoi proprii spasimi, compiangeva Giuliano per quel ch'ei doveva soffrire, quando questi di repente comparve innanzi a lei, quasi sórto dall'ombra. Ella ebbe un piccolo grido, un gesto di paura, subito represso. Poi guardò l'amante in piedi innanzi a lei con la maschia figura vigorosa e slanciata: gli parve ch'ei fosse stranamente pallido, che le labbra gli tremassero, che le pupille gli si velassero di un sottil velo di lacrime. Ebbe pietà, ma non osò parlare. Anche una lieve irritazione la faceva tacere: perchè Giuliano si ostinava in quel silenzio, perchè non dissipava con una sola buona parola tutte le nubi ch'erano nel cielo del loro amore, non discacciava tutte le apprensioni che gravavano sul debole cuore di lei? Ella pensò che forse Giuliano si stimava colpevole, che forse anch'egli non osava parlare, che forse anch'egli attendeva ch'ella con una sola parola buona dissipasse a sua volta quelle nubi e discacciasse quelle angosciose apprensioni. Così, forse, il malinteso fatalmente era fra loro, ed il supplizio del silenzio e del dolore non sollevato dalla confidenza continuava a torturare le anime degli amanti.

Per quale strana e tutta femminile contraddizione, quando Giuliano le sorrise, ella invece di rispondere con un sorriso si fece più scura in volto, più severa e più corrucciata? Da quale dolente pensiero ell'era afflitta quando ella tacque e lasciò senza risposta Giuliano che, appressandolesi, le diceva con una voce velata, piena di tristezza, con una grazia stanca ch'egli dava sovente alle sue parole d'amore:

— Claudina mi vuoi sempre bene? Oggi come ieri, domani come quest'oggi?

E quando Giuliano le si avvicinò ancóra per porre un bacio su la sua pallida fronte, ella si disciolse dalla stretta di lui, sorse in piedi. Ma Giuliano era innanzi a lei così umile e supplichevole ch'ella fu vinta e, reclinando la fronte su la spalla di lui, diede sfogo alle sue lacrime roventi, mentre le smorte labbra susurravano:

— Come mi hai fatto soffrire!....

Allora Giuliano parlò, sentì che una spiegazione, dopo la riconciliazione spontanea, era necessaria tra loro; velò quanto seppe e potè il suo pensiero, ridusse a proporzioni minori il tumulto della sua anima in quel giorno.

— Ho tanto sofferto anche io... Tu sai, Claudina, che io ti ho preferita a tutto ed a tutti poichè per te ho tutto abbandonato e tutti obliato..... Ma pure quest'oggi, rientrando in quella villa dov'era trascorsa tanta della mia vita, le memorie mi hanno riafferrato; con le memorie è venuto il rimorso del male che ho fatto, quello stesso rimorso che ci trafisse a casa mia quel giorno in cui tu fosti mia per la prima volta. Ti ricordi? Ma quest'oggi io non avevo solamente il rimorso del male fatto agli assenti, avevo anche il rimorso del male fatto a te, Claudina, unendo il tuo cuore giovane ed ardente alle ceneri del mio vecchio cuore ammalato di uomo e di poeta, troncando così il tuo avvenire di gloria, velando di tristezza lo splendore primaverile dei tuoi sogni.....

Claudina accennava di no col capo biondo; le sue labbra sorridevano un po' tristemente, le sue mani premettero quelle di Giuliano d'una stretta amorosa, che non era di perdono, ma di gratitudine:

— Tu non mi hai fatto nulla di male, Giuliano, ella disse. Io ti sono anzi grata con tutta l'anima della gioia che il tuo amore mi dà e di aver così saputo realizzare i miei più ambiziosi sogni.....

Giuliano continuò, quasi non avesse inteso le parole di lei, non avesse visto il suo sorriso, non avesse sentito il tepore della sua stretta di mano: