— Hai fatto colazione? No? Dividi allora la mia.
Passarono nella sala da pranzo, un'elegante saletta ai cui muri, fra le stoffe risaltavano alcune preziose terrecotte di Luca della Robbia. Il domestico versò la cioccolata, il thè, portò il pane arrostito, il burro, il miele, qualche sandwichs; poi li lasciò nuovamente soli. Farnese mangiò con appetito, dopo la dieta quasi intera del giorno precedente. Era seduto di rimpetto alla finestra, oltre la quale vedeva la coppa azzurra del cielo come tagliata in un immenso e limpido zaffiro. La serenità trasparente di quel mattino, la carezza bionda di quel sole pallido, che giungeva fin su la tavola facendo scintillare le argenterie, diffondeva una letizia salutare, un riposo riparatore nel suo misero cuore torturato. La notizia del grande miglioramento della sua piccina gli era giunta così impreveduta che ora tutto il mondo gli sembrava migliore; e sorrideva alla vita che ora gli sembrava buona e quasi aveva obliato tutto il male e tutta la tristezza che lo avevan dispoticamente dominato sino a un'ora prima.
— Tua moglie e Loredano, diceva Andrea di Vele, ignorano completamente la tua venuta a Roma. Ho creduto che fosse meglio non prevenirli. Beatrice non ti ha perdonato, nè ti perdonerebbe per molto tempo ancòra. Non v'è quindi da farsi illusioni. Oramai che sei giunto, bisogna prevenire Loredano, studiare insieme quale strattagemma sia da adottarsi per farvi trovare insieme, per farla venire, senza sembrare, al perdono e all'oblìo. La cosa non sarà facile. Ma le nostre comuni abilità di romanzieri potranno giovarci. Non sono i romanzi che rassomigliano alla vita: è la vita, invece, che il più delle volte, con le sue circostanze imprevedute, con le sue complicazioni inesplicabili ed i suoi strani epiloghi, rassomiglia tanto ai romanzi.....
Giuliano non l'ascoltava più. Senza confessarsela, una pallida speranza era timidamente fiorita nel suo cuore durante quei due ultimi giorni. Aveva pensato che forse Beatrice non era del tutto estranea a quel suo richiamo a Roma. Con la bambina inferma, così gravemente inferma che quasi l'ala fredda della morte le aveva sfiorato l'inconsapevole visino, ella si era sentita forse troppo sola, aveva lasciato intendere al fratello e agli amici che se suo marito fosse tornato, non lo avrebbe respinto.... Questo tacito sogno, carezzato dolcemente per qualche ora, svaniva alle parole di Andrea; tutto era ancòra da farsi ed altri giorni di pena — e quanto intensa! — si preparavan per lui.
La colazione era finita. Andrea si levò da tavola, guardò l'orologio.
— Sono le nove, di già.... Non ho un minuto da perdere, esclamò. Ho un grave affare fra mezza ora ed alle dieci e mezzo mi recherò a casa tua per vedere Loredano e parlargli. Prenderemo un convegno per ritrovarci con te.... Intanto per questi giorni tu devi abitare in qualche posto.... Sei sceso ad un albergo?
— No. Ho lasciato il mio bagaglio in deposito alla stazione.
— Ah, bene, bene. Dammi allora gli scontrini. Manderò subito Stefano a ritirarlo.
Suonò il campanello ripetutamente. Consegnò al domestico gli scontrini datigli da Farnese:
— Ritirate subito queste valigie e portatele qui... Poi, preparate la camera a fianco alla mia per il signor Farnese. Torneremo a colazione a mezzogiorno.