Prese il bastone, il cappello ed i guanti, discese in fretta con Giuliano:

— Noi ci ritroveremo qui alle dodici, proponeva all'amico. Avrò già tutto stabilito con Loredano.

— Potrai parlargli liberamente da solo a solo? obbiettò Farnese.

— Ne sono sicurissimo, rispose Andrea. Vado a casa tua verso le dieci e mezzo, perchè potremo esser soli. Tua moglie sta in casa da quasi venti giorni, è molto impallidita e dimagrata; ieri il medico le ordinò di uscire, di profittare di queste giornate serene per prendere un poco d'aria, visto che Anna Maria è migliorata e che può lasciarla senza timore per qualche ora. Iersera la persuasi ad uscire. Promise a me e a Loredano che sarebbe uscita stamane alle dieci per un'oretta.

Cominciò a parlare d'altre cose, d'altre persone. Farnese, che sembrava attento, seguiva invece tutt'altro ordine di pensieri. Sua moglie sarebbe uscita di casa alle dieci. Un'irresistibile brama di rivederla si impadronì di lui, ed egli affrettò col desiderio il momento in cui il suo amico l'avrebbe lasciato solo.

Erano giunti in piazza di Spagna. Andrea di Vele, arrestandosi su la soglia dell'hôtel de Londres, gli tese la mano per salutarlo:

— Mi raccomando, disse, di essere, almeno per oggi, prudente. È bene che tua moglie non sappia ancòra che tu sei a Roma e, per certe necessità di convenzioni sociali, è meglio che non lo sappia nessuno. È opportuno che tu ritorni a casa mia e che tu mi aspetti. A più tardi.

Gli serrò la mano fortemente un'altra volta ancora, e in quella stretta di mano era come un incitamento ad aver fiducia e coraggio, a non abbandonar la speranza, unica oasi felice nel deserto squallido dell'avvenire e del destino. Il desiderio di riveder sua moglie, almeno da lontano, padroneggiò Giuliano. Ma Andrea di Vele aveva ragione di consigliarlo di non esporsi ad essere veduto e riconosciuto. Guardò l'ora. Alle dieci mancavano quindici minuti. Una carrozza chiusa passava. Chi lo avrebbe visto in fondo a quella carrozza? Giuliano cedette all'irresistibile attrattiva. Fermò la carrozza, vi salì, ordinò al cocchiere di arrestarsi poco lungi dalla sua villetta, al Macao. Una smania puerile lo aveva preso di rivedere quella casa, quel giardino, di rivedere uscire da quella porta sua moglie, dopo tanto tempo, dopo tanta vita. Il trotto veloce del cavallo su per le difficili salite sembrava lento alla sua impazienza.

Quando la carrozza si arrestò, Farnese guardò la sua villetta. Il giardino di Beatrice era come addormentato, in una vita autunnale e melanconica. Un vento leggero scuoteva appena le foglie pallide dei pochi alberi, dai quali con un fruscìo sottile, a quando a quando, qualche foglia d'oro lentamente cadeva sul suolo dove già altre foglie cadute avevano composto un tappeto biondo, che mormorava mestamente, quando il vento lo agitava un poco. Sul cielo qualche rapida nuvola bianca e leggerissima volava. Tutti i fiori erano morti, le spalliere di rose su i muri erano appassite. Molte persiane nella villetta erano chiuse. Da una villa vicina giungevano, pallide e morenti, le note di un pianoforte suonato lentamente e tristemente, forse per accompagnare le fantasticherie autunnali di un convalescente. Nulla ricordava a Giuliano il giardino del giorno in cui il dramma era scoppiato. Allora tutte le spalliere di rose erano in fiore e dal verde giardino saliva nelle stanze uno spossante profumo di primavera. Quante volte quel profumo, legato ai ricordi di quel triste giorno, gli era tornato alla memoria dei sensi, non meno vibrante e tenace dell'altra!

I minuti gli sembravano eterni. Le dieci e un quarto erano segnate dalle sfere del suo orologio. Forse Beatrice non sarebbe uscita. Ma perchè? Allora Anna Maria aveva peggiorato di nuovo? La sua fantasia già galloppava lugubremente, quando la porta si aprì e una donna apparve, tutta vestita di nero, molto pallida: Beatrice. Ella s'avanzò pel giardino: le foglie d'oro stridettero, come gemessero, sotto i suoi piedi. Ella uscì nella via, s'allontanò avvolta da quel pallido sole d'autunno. Camminava con un passo stanco e si volse più volte a guardar le finestre della villa. Farnese non seppe resistere, gettò del denaro al cocchiere, discese e imprudentemente la seguì da lontano, tutto ripreso al suo fascino, alla grazia di quella stanca andatura, alla mestizia di quel pallore così grande!