Quanto durò quella lenta passeggiata di quei due esseri che soffrivano, di quei due dolori che si seguivano, senza raggiungersi per cullarsi e sopirsi l'un l'altro, senza che Beatrice avesse l'ispirazione di arrestarsi, senza che Giuliano avesse la energia di affrettare il passo, d'andarle vicino, di parlarle? Percorsero a lungo quelle soleggiate vie del Macao; un sentimento nuovo era nel cuore di Giuliano, quando si nascondeva dietro qualche muro o entrava in qualche portone per non farsi vedere dalla passeggiatrice, allorchè ella voltava la via o cambiava di marciapiede... Gli sembrava di essere un amante timido, un poeta che segue la creatura dei suoi sogni, nell'ombra, umilmente.

La poesia del suo cuore cantava tutta in quell'ora. Oh, con quale ansia egli attendeva e sospirava il giorno in cui avrebbe di nuovo potuto camminare al fianco dell'adorata, di quella cara creatura in cui si racchiudeva oramai ogni suo ideale ed ogni sua speranza! Tutta la bellezza di vivere era per lui personificata in quella pallida donna, alla quale egli sarebbe tornato come un amante, follemente, per sempre!

Ella comprava adesso dei crisantemi bianchi e rosei. Quelle stelle di petali splendevano al sole su la sua veste bruna, tra il braccio ed il seno. La sua passeggiata era finita ed ella tornava verso la villa, madre affettuosa e trepida per la sua creatura inferma. Quel po' di sole autunnale doveva averle fatto bene. Le sue pallide gote erano ormai un po' soffuse di roseo, come se qualche foglia di rosa fosse sotto la trasparenza della pelle bianca. L'incantesimo si rompeva per Giuliano. Ei rientrava nella solitudine grigia e nell'attesa dolorosa.

No, no egli non voleva rimanere solo, senza l'amata!

E, quando la vide entrare nella casa, si slanciò, senza pensare, cedendo all'istinto. Le foglie bionde gemettero anche sotto il suo passo, per un mesto saluto a colui che tornava, dopo che il torrente del destino lo aveva trascinato tra i gorghi infidi di tanto dolore. Quando egli era per giungere alla casa, Beatrice era scomparsa e la porta si richiuse pianamente. Giuliano si sentì straniero a quella dimora. Ritornò sui suoi passi. La sua fugace energia lo aveva abbandonato, innanzi a quell'umile circostanza fortuita d'una porta che si richiudeva sul suo volto, quand'ei stava per varcarla.

Una stella bianca splendeva su le foglie bionde dell'autunno. Era un crisantemo caduto dalle braccia di Beatrice. Qualcosa del profumo di lei doveva essere rimasto in quei petali, ch'ella aveva toccato, che si erano adagiati sul palpito lieve del suo seno. Giuliano raccolse il crisantemo, lo baciò con devozione, con religione, con fervore, con ardore d'amante. Poi, serrando nella mano la preziosa profumata vestigia del passaggio dell'amata, fuggì quasi di corsa, come un ladro, per tema che qualcuno avesse potuto vederlo e riconoscerlo dalle finestre della villetta tutta bianca al sole.

III.

Il giorno dopo, verso il tramonto, Giuliano Farnese, che invano fino a quell'ora aveva atteso in casa di Andrea di Vele notizie di Loredano o dell'amico suo, saliva al Pincio a piedi, desideroso di un po' d'aria e di un po' di luce libera. Era una giornata plumbea, melanconica. Gli alberi gialli di foglie secche stormivano lugubremente ad un sospiro di vento. Sembrava che si iniziasse da quel giorno il triste periodo del giallo autunno e dello inverno grigio, che solo qualche ora di sole, durante l'estate di San Martino, avrebbe interrotto, con un'oasi di azzurro, di tepore e di rifiorimento autunnale. Il grande giardino era quasi deserto. Qualche carrozza chiusa di prelato passava ad un trotto lento e cadenzato, monotonamente. Giuliano s'internò pei viali dietro la fontana di Mosè, dirigendosi verso la vasca dove i bianchi cigni nuotano per raccogliere le briciole di pane che i fanciulli loro amici sottraggono generosamente alla propria merenda, dopo che son sazii.

Qualche cosa di grave doveva avvenire. La sera innanzi egli aveva veduto Loredano, venuto ad incontrarlo in casa di Andrea di Vele. L'incontro era stato affettuoso e commosso. S'era convenuto fra i tre che nella mattinata susseguente Loredano avrebbe abilmente parlato a Beatrice e che del risultato di quel colloquio avrebbe prevenuto Giuliano nelle prime ore del pomeriggio. Nessuna notizia, invece, era giunta fino a quell'ora.

Giuliano disperava; la riuscita di quell'accordo gli sembrava sempre più impossibile. Se Loredano non aveva dato notizie, questo silenzio significava che nulla di lieto era stato ottenuto, che Beatrice s'era senz'altro ribellata all'idea del suo ritorno. In quell'ora egli vedeva tutto fosco. Si ripetette per consolarsi che il paesaggio è uno stato d'anima e spiegò il suo ottimismo sorridente del mattino avanti con quello sfarzo di sole e di azzurro ch'era nell'aria; giustificò il suo nero pessimismo del momento con quel cielo plumbeo, quello stridore di foglie secche, quella solitudine e quello squallore.