Si trovò innanzi alla fontana dell'orologio. Una folla di fanciulli si pigiava intorno alla ringhiera, gettando nell'acqua le briciole di pane. I cigni scivolavano tacitamente su le acque verdognole, vi tuffavano il lungo collo arcuato per afferrare il cibo che vi discendeva. Qua e là correva silenzioso il candido drappello, dove più lauta era la caduta di briciole. Qualche cigno, filosoficamente, invece di lanciarsi alla mensa comune, rimaneva a gustare quella lasciata deserta dai suoi compagni e che per lui era più che abbondante. Così, continuo era il calmo movimento dei cigni in quell'acqua lievemente ondulata dal loro fianco, quell'acqua che scivolava senza rumore lungo le loro morbide piume. Sotto il riflesso grigio del cielo, quella breve superficie di acque sembrava uno specchio che tremasse. A momenti un cigno mandava un lamento, lungo, implorante, desolato. E nulla era più lugubre di quel grido quasi di morte in quel mesto paesaggio, in cui all'agonia del giorno s'aggiungeva l'agonìa della stagione e delle cose.
Ad un tratto, volgendosi, Giuliano ebbe un'emozione violenta. Fra la folla di piccoli spettatori, egli aveva riconosciuto i capelli castani inanellati e gli occhi azzurri cupi del piccolo Luca. Il suo cuore paterno durante qualche secondo soffocò la voce della sua prudenza; ed ei rimase intento a guardare suo figlio che, sorridendo beato, staccava delle briciole da un pezzo di pane, le arrotondava coi polpastrelli delle dita e le gettava ai cigni che lo guardavano fissi, quasi sollecitando la sua generosità. Ma poi Giuliano temette di esser veduto dal piccino, si allontanò a passo rapido verso l'uscita del Pincio. Se Luca l'avesse veduto tutto era perduto, bisognava giungere alle circostanze estreme, all'ultimo tentativo. Egli temeva troppo che il destino affrettasse così l'opera degli uomini e, allontanandosi, sentiva il leggero brivido di chi paventa da un momento all'altro d'essere afferrato, e pure teme di volgersi, sicuro com'è di essere inseguito.
Il cuore gli mancò, quando si sentì afferrare le gambe e udì una vocina gridare:
— Papà, papà mio...
Si volse. Il piccolo Luca fu sollevato fra le braccia del padre, il quale vide una donna diretta correndo verso di loro.
— Papà, papà mio, quando sei tornato, quando? — dimandava il piccino. — Come sono contento, papà, papà mio bello....
Giuliano si stringeva il figlio fra le braccia, lo ricopriva di baci. Ah, egli non baciava solamente il piccolo Luca in quel momento! Sui suoi occhi, su le sue guancie, su la sua fronte egli baciava Anna Maria, egli baciava Beatrice, baciava l'amore, la bontà, la fedeltà, tutti i suoi cari insieme sul volto di un solo, baciava il suo passato, forse il suo avvenire.... La commozione vibrante inumidiva di lacrime le sue pupille e a stento rispondeva al piccino che lo interrogava:
— Sì, sì, creatura mia, son tornato poche ore fa.... Ho avuto subito da fare, sarei venuto a casa fra poco. Come sta la mamma? Come sta Anna Maria? E dimmi, come mi hai veduto, come mi hai veduto?
— Ti ho veduto, rispondeva il piccino, quando ti sei allontanato dai cigni. Oh, papà mio, come ho corso, come ho corso... Io ti chiamavo.... ma tu andavi sempre più lesto... E Miss che non ti aveva riconosciuto e gridava e mi rincorreva.... Povera Miss!
Miss Margaret, che era adesso con loro, sorrise. Giuliano pose a terra Luca, lo prese per mano, s'avviarono.