Ma, quando gli fu risposto che tornavano a casa e quando Luca supplichevole gli ebbe dimandato di tornare con lui, Farnese non seppe più reggere. Come lasciare, del resto, il piccino? Come occultarsi più, ora che suo figlio, appena tornato a casa, avrebbe narrato l'incontro col padre? E come resistere all'ansia di rivedere Anna Maria, poichè sapeva le condizioni della sua salute aggravate? Il piccolo Luca intanto, ignaro infantilmente di quanto avveniva, narrava al padre i suoi nuovi giochi, descriveva i suoi balocchi, si faceva spiegare le cose che vedeva. Un uomo passò vicino a loro vendendo certi ritratti del re in uniforme, delle oleografie qualunque. Il piccino dimandò:
— Di', papà, è un generale?
— Sì, piccino mio, è un generale, è il re.
— Papà, diventerò re anche io?
— Oh, piccino mio, contentati di diventar generale!
Ecco, ecco che la vita d'un tempo lo riprendeva! Come aveva amato in altri tempi quelle ingenue domande, le osservazioni spontanee del suo figliuoletto, come s'era interessato allo sviluppo continuo di un'intelligenza e di una conscienza in quel bimbo alto un metro!
— Papà, mi conduci in carrozza? È tanto tempo che non ci vado..... Voglio che tutti mi vedano col mio papà....
Il piccino implorava dolcemente, teneramente. Giuliano aderì al suo desiderio, anche per giungere a casa sua cinque minuti più presto; e tale era l'ansia che lo signoreggiava che questo piccolo vantaggio di tempo gli sembrava grandissimo... E non fu pago, se non quando vide, allo svolto di una via, brillare fra gli alberi gialli le finestre illuminate della sua villetta.
Passarono di nuovo pel giardino, com'egli aveva fatto il giorno innanzi, seguendo Beatrice. Le foglie secche gemettero ancòra sotto i loro passi. Ad un soffio di vento, altre se ne staccarono dagli alberi, pianamente si librarono nell'aria, caddero innanzi a loro, o sopra loro. Titubante, commosso, sentendo di vivere un grande momento della sua vita che solo il destino, l'oscuro ed incomprensibile destino aveva preparato, Giuliano tirò il campanello; la porta si aprì.
Il piccolo Luca lo guidò su per le scale. Giuliano saliva lentamente: le sue gambe tremavano, il cuore gli balzava forte nel petto quasi volesse uscirne; era così agitato, così commosso che non avrebbe in quel momento potuto articolare una sillaba sola.