Sentì il bisogno di piangere. Ma non volle sembrar debole, trattenne quelle lacrime che la stoltezza dei luoghi comuni condanna come una debolezza da donnicciuole. Nascose il volto fra i cuscini, mentre con le braccia teneva stretto il corpo della sua Anna Maria. Il pianto saliva, saliva.... Lo avrebbe vinto, se egli non avesse pensato che le lacrime su quel capezzale d'inferma sarebbero sembrate un triste augurio. E poi, perchè piangere? Non ritornava egli alla vita di prima, a tutto ciò ch'egli amava? La sua volontà trionfò.

Sollevò il volto dai cuscini, guardò Beatrice che lo fissava, ancòra colpita dall'inattesa presenza di lui. E sorrise.

IV.

Le lampade furono abbassate nella stanza della piccola ammalata. Beatrice aggiustò le coperte sul corpicino febbrile, assestò i cuscini. Una lampada da notte fu accesa sopra un canterano. Quando la bimba chiese da bere, stancamente, con un fil di voce, Giuliano spremette in un bicchiere il succo di un arancio, vi mise lo zucchero e l'acqua e diede pazientemente all'inferma, a cucchiaini, la blanda bevanda. Loredano s'avvicinò al cognato:

— Va pure. La veglierò io. Il tuo letto e la tua stanza son pronti....

Ma Giuliano si oppose:

— No, no, ma ti par possibile ch'io possa dormire con la piccina così ammalata? Resterò qui io, la veglierò io: sono un buon infermiere, non aver timore.

Allora Leonardo s'avvicinò alla sorella. Ella doveva essere molto stanca, esausta di forze: andasse quindi sul letto, stesse tranquilla, prendesse un po' di ristoro nel breve riposo. Il fratello le prese le mani, la attirò a sè per condurla nella camera attigua. Ma Beatrice si svincolò, disse quasi rudemente:

— Non ho sonno. Resto.

Per un certo tempo i tre rimasero in silenzio. Beatrice e Giuliano su due poltrone, Leonardo a cavalcioni su una sedia, con le braccia conserte su la spalliera. Nessuno parlava, nemmeno sottovoce. Dopo un certo tempo Loredano, vedendo i due distesi e con gli occhi chiusi, imaginò che fossero stati vinti dalla stanchezza e dal bisogno del sonno. Allora si levò pianamente, con movimenti lunghi e prudenti per tema di far rumore; sollevando le portiere e girando leggermente la maniglia della porta, uscì dalla stanza.