— Come ti senti? Come ti senti? dimandò Giuliano.

— Tanto benino, papà, tanto benino. Mi farete alzare presto, non è vero, mamma?

— Si, rispose la madre, tanto presto, mia cara creatura.

Giuliano toccò la fronte, i polsi, origliò sul petto il suono del respiro. Si rialzò raggiante:

— È un miglioramento grandissimo! esclamò.

E aggiunse, fissando Beatrice:

— Non potremmo avere un'augurio migliore!

La bimba guardò i genitori, sorrise loro, volle girare i suoi braccini dimagriti intorno ai loro colli, li attirò a sè, li baciò uno dopo l'altra. Poi, graziosamente, avvicinò i loro volti, volle che si baciassero. Le labbra di Giuliano e di Beatrice si unirono fervidamente, appassionatamente, per la prima volta dopo tanto tempo, sotto la dolce e cara violenza di quella loro innocente creatura.

E quel bacio, auspicato dal sorriso della bimba risanata, fu l'auspicio delle loro nuove nozze d'amore, del loro ritorno a quanto avevan pensato come perduto per sempre.

A oriente un lucore indeciso diradava le tenebre. Era l'alba, un'alba grigia, fredda, che dava quasi un brivido. Ma dietro quel grigio velario e dopo quelle pallide ore, sarebbe apparso fra breve il trionfo del sole.