E Mimì ha gettato il biglietto, per gettarlo ad Ardea. Ma, quand'è gelosa e nervosa, non tira i biglietti al suo amante con la stessa precisione di mira con la quale sa tirargli le rose quand'è contenta. Così il biglietto è andato a cadere nel piatto di Fleurette, tra l'ala di piccione e il risotto. E Fleurette l'ha mostrato, ridendo, ad Ardea, ad Ardea furibondo che fulmina Mimì con un'occhiata. Risposta? Risposta non ce n'è. Ardea rimane ancora alla tavola di Fleurette per far ben bene vedere a Mimì che scene di gelosia non ne tollera. E Fleurette ve lo trattiene per far ben bene vedere a Mimì che lei invece le scene di gelosia le adora, tanto che le piace, in ogni modo, di provocarle... Gli uomini che non le conoscono credono che le donne si divertano ad amare gli uomini. Quante donne si divertirebbero sul serio ad amare un uomo se amarlo non facesse dispetto ad un'altra donna? Nella donna, novanta volte su cento, l'amore è un pretesto per un altro scopo. E così Fleurette par che muoia d'amore mentre dice ad Ardea:
— Pranzate qui con me... Sono felice di rivedervi... E alla vostra amica una lezioncina starà bene... Dovete farvi rispettare...
E Ardea accetta, sino a un certo punto:
— No. Siedo. Ma non pranzo. Siedo per stare con voi e per darle la lezioncina che merita. Poi andrò. Gli amici mi aspettano.
Naturalmente Mimì non ha udito quelle parole. Ha solo veduto il gesto di Fleurette che invitava il giovane a sedere ed ha veduto questi sedersi. Seguiva prima il colloquio strappando a due a due le foglie d'una grossa rosa rossa con le sue leggere dita di fioraia. Quando ha visto Ardea sedersi — ahi, che tuffo di sangue alla testa! — ha strappato tutte le foglie insieme, con una violenza da facchino. I colpevoli son due: Fleurette e Ardea. Ma l'equità nervosa di Mimì sfoga su una terza persona, innocente: il quieto signore delle patate soufflées.
— Io vorrei sapere quell'altro... quell'imbecille... che ci sta a fare!
L'imbecille non fiata: una patata dopo l'altra, abbassa lentamente la piramide. I due continuano a filare in sordina, per far dispetto, tutt'e due, e ognuno a modo suo, a Mimì... Mimì beve, beve, e ribeve. Cerca invano, Fiorvante, di calmarla. Ma sì... Una pila! Ora Mimì ha guardato la rivale con una mossettina sprezzante delle labbra e chiede a Fiorvante:
— Vi pare forse più bella di me?
Fiorvante scrolla il capo... Nemmeno per sogno... E Mimì beve, beve, beve... e mette, fra un bicchiere e l'altro, certe risate che scudisciano la rivale sul viso imbellettato...
— Guardate, dice Mimì a Fiorvante, ad alta voce, affinchè l'altra possa sentirla. Guardate. Tiene sempre gli occhi socchiusi... Sfido: le palpebre e le ciglia le pesano: con tutto quel nero...