L'altra comincia a sua volta a snervarsi. Ora picchia, prima piano, poi più forte, col coltello sul piatto.
— Ah, mi dà ai nervi con quel coltello!
È Mimì, che si tappa le orecchie. Ma poi ci ripensa ed è lei che le fa tappare agli altri. Se Fleurette picchia il piatto con un coltello, Mimì lo picchia con due; se l'altra picchia forte, Mimì picchia fortissimo. Mimì non è donna da restare mai indietro. E, poichè l'altra rincalza e rinforza, Mimì va sempre più forte in un crescendo che può dirsi rossiniano, ma non nel senso che sia melodico, dai tavolini accanto la gente, assordata, comincia a protestare. Un maître d'hôtel accorre presso Mimì, ma Mimì indica l'altra:
— Non sono io... È la signora...
E ricomincia. Ricomincia tanto forte che il piatto si spezza... Un grido di soddisfazione si leva dai tavolini accanto. Anche l'altra ha dovuto smettere perchè ora il maître d'hôtel è da lei ed ella deve spiegare:
— Io?... Io no... È quella signorina...
Quieto e beato, nel tumulto, il signore calvo continua a mangiare patate soufflées. Di tanto in tanto un suo sguardo rassegnato, mentre una nuova patata va in bocca, va a posarsi sui due che ora, riempiti di champagne i bicchieri, fanno un brindisi con due sorrisi che tiran gli schiaffi. Mimì fa cenni disperati e grida prima a Fiorvante, poi al signore:
— Ma quell'idiota... Sì, sì, lei, lei, venga qui...
Il signore delle patate soufflées s'è visto chiamare e, levatosi, è ora inchinato vicino a Mimì che gli domanda:
— Scusi: non potrebbe dire alla signora che è con lei...