Fiorvante le è corso vicino e la riceve tra le braccia tutta fremente. Ardea ha già preso un'altra dama. E Fiorvante, cupo, ansioso, interroga, a bassa voce:

— Di'! Di'! Che ti diceva?

— Nulla, nulla, amor mio... Ti amo!

E Mimì si stringe tutta a lui, teneramente, a lui che la porta via con sè, quasi di peso, fuor della sala dove suonano e ballano, lì, su la terrazza dove son soli, al sole, nel bel vento pomeridiano di grande primavera, soli tra cielo e mare.

18.

C'è un piccolo uomo curioso alla porta della casetta di Mimì. Ha bussato, ribussato e aspetta che gli vengano ad aprire. È Pierotto, l'ex-attendente di Fiorvante. Rottosi un piede in servizio e riformato, Pierotto ha voluto tuttavia conservar l'abito da marinaio e continuare a vivere col suo padrone come un cane fedele, pronto anche a morire per lui, se è necessario.

Piede zoppo, ma gamba salda e capace di tener dietro al suo padrone anche in capo al mondo se può essergli utile o se il padrone vuole. Devozione d'altri tempi, fatta di virtù, di sacrificio, di sentimento e d'ammirazione: servitù fatta un po' d'amore. Se il Re lo chiamasse alla Reggia e lo coprisse di medaglie, Pierotto non avrebbe il cuore in festa come quando il suo padrone, battendogli una mano su la spalla, lo guarda negli occhi con quegli occhi che gli passano il pensiero da parte a parte tanto sono acuti e profondi e gli dice bruscamente e semplicemente:

— Bravo!

Il Re? Il Re può essere Re, per tutti: Pierotto, non fa difficoltà. Ma per lui, per Pierotto, il solo re è il suo padrone.

19.