E Fiorvante è lì, Mimì fra le braccia. Si scioglie per muovere incontro ad Ardea. Devono stringersi la mano, riconciliarsi. E Fiorvante sente che qualcuno, che è a terra, gli prende timidamente una mano, vi inchioda sopra due grosse labbra tremanti. È Pierotto che con voce soffocata gli dice:

— Padrone mio, che sia sempre benedetto!

29.

Ardea parte. Imbarca a Taranto per una lunga crociera nei mari del Nord. Mimì e Fiorvante vanno ad accompagnarlo dal negozio di Mademoiselle Mimì, fleuriste fino all'imbarcatoio. Mimì, e Ardea e Fiorvante sono appena usciti e saliti in automobile. E le ragazze che hanno or ora finito di salutare coi fazzolettini siedono qua e là, silenziose, tristi, per il negozio. E sono tutte un po' tristi perchè pensano che un giorno l'innamorato di ognuna può da un momento all'altro dover partire, così...

Alla banchina son gli ultimi saluti. Mimì riempie di fiori le braccia di Ardea che le stringe lungamente la mano, gliela bacia e salta nella lancia per nasconder le lacrime che gli riempiono gli occhi.

— Arrivederci, Fiorvante.

— Arrivederci, Ardea.

Mimì non saluta con la voce la lancia che se ne va. Voce in gola, per la commozione, non ne ha. Saluta col fazzoletto, lentamente, con un'infinita melanconia. Vedranno Ardea mai più? Che sarà di lui? Che sarà di loro? È l'angoscia dell'ora dei distacchi, l'angoscia per le due parti: rivedranno quelli che restano colui che parte? Ritroverà quello che parte coloro che rimangono? Lungo mistero di un anno quando anche un minuto, il minuto che segue immediatamente quello che viviamo, c'è sconosciuto quanto un altro mondo, quanto un altro evo...

Il fazzoletto di Ardea saluta ancora dalla lancia che s'allontana e i fazzoletti di Mimì e di Fiorvante salutano dalla banchina. Fiorvante ora guarda Mimì che saluta e le dice:

— Il passato, vedi, se ne va...