E i due amanti si stringono, si stringono chiedendo alla vita la catena felice che lega e non scioglie più, mentre la nave, piccina, lontana, in un gran rettangolo d'azzurro, svanisce, sparisce, e Pierotto, tirata la tenda dietro di loro, s'accuccia sui gradini che dalla terrazza scendono nel salotto, s'accuccia per vegliare su quella felicità, come un cane fedele.

Ma sorge o tramonta il sole, in quel fuoco, dietro quelle colline? Lo splendore è così grande e il cuore è così lieto che quel tramonto par l'aurora...

PARTE TERZA

31.

Una sera, in piena serenità, fulminea, la tempesta. Sono appena levati da tavola. Da tre mesi marito e moglie, e felici. Dividono gli antichi amici, nella bella casa messa su con tanto amore, un lungo ordine d'ore tranquille. Sono felici e sono felici in tre perchè è anche felice Pierotto, attendente, maggiordomo, factotum, che li serve adorandoli.

Son le undici e mezza. È l'ora di muovere verso le imbarcazioni pronte per il ritorno a bordo degli ufficiali. Cari, cari i vecchi amici, i «ragazzi», lieti di saperla lieta, tutti stretti attorno a lei ed a Fiorvante... Questi ha voluto farla felice facendola sua per sempre. Il negozio di Mademoiselle Mimì fleuriste, venduto, ha fornito la dote militare e il corredo. E la felicità della lunga vita in due è senza nuvole, senza paura.

Ma il Comandante, invece d'andar via coi suoi ufficiali, s'è fermato: ha dato ordine che gli rimandino il suo canotto. Dalla porta vetrata che dà sul giardino e dove Mimì ha accompagnato signore ed amici, ella vede il Comandante trarre Fiorvante in disparte per rimettergli, dopo poche parole, una lettera: una lettera che sembra violentemente colpire Fiorvante. Gli occhi di Fiorvante si volgono, presaghi, verso Mimì. Gli occhi di Mimì, nel presentimento, si volgono ansiosi verso Fiorvante.

L'ultimo amico è andato via. E Mimì viene avanti e raggiunge il Comandante, cui toglie di mano la lettera che proprio in quel punto suo marito gli ha restituita, dicendo solo:

— Sta bene, signor Comandante.

Che cos'è? Le mani di Mimì sono così convulse che non riescon neppure ad aprire il grande foglio ministeriale piegato in quattro. Finalmente ha aperto, ha letto e il foglio le cade di mano e, senza grido, senza parola, si porta le mani al cuore tanto le pare che scoppii: è l'ordine d'imbarco, per il tenente di vascello Fiorvante, entro dieci giorni: «raggiungere in Estremo Oriente le truppe internazionali operanti per reprimere la rivolta dei boxers». Con uno sguardo supplice Mimì chiede pietà al Comandante. Povero Comandante, sempre preso nel suo dissidio tra soldato e uomo... Vorrebbe gridare a Mimì, tanto la vede angosciata, smarrita: «No, no, non piangete... Troveremo il modo di non farlo partire...», ma, invece, soldato, capo, esecutore d'ordini, apre le braccia come a dire che non c'è nulla da fare, ch'è giocoforza obbedire. Ma scappa via in fretta, tanto si sente venir voglia di piangere a veder quella donna che disperata s'abbatte sul petto del marito, gettandogli le braccia al collo e balbettando tra i singulti: