— Ma che importa?... Ho il re d'atout...
Quella risata è sola, senza eco. E sarebbe sola, staccata, falsa, anche se nel quadrato non fossero venti ufficiali, anche se nel quadrato non ci fosse che colui che ride, che ride fuori e piange dentro, com'è quasi sempre, quando si ride...
34.
Storia della Dama dal ventaglio bianco che gli torna in mente in quell'ora? Analogia che gli s'è chiarita nell'anima fra il signor Tao della favoletta cinese costretto ad abbandonare Madama Lu per morire e lui che deve abbandonare Mimì per partire?... Chi sa? Confusi moti dello spirito, orologeria misteriosa e impenetrabile che segna il tempo ai pensieri...
Certo è che da mezz'ora Fiorvante parla a Mimì — a Mimì disperata di sentirlo parlar così — della possibilità della sua morte, laggiù, in Estremo Oriente. Mimì è caduta ai piedi di lui. E Fiorvante la tira su, le prende le mani, la guarda in volto e le dice:
— Giurami...
Non osa parlare. Poi si fa coraggio:
— Giurami... Giurami che se non dovessi ritornare... le tue labbra... le tue labbra, Mimì, non avranno parole e promesse d'amore per un altro uomo... finchè il lutto che tu porterai di me non sarà finito...
Mimì trema. Non vuole giurare... Perchè? Che cattivi pensieri... Perchè metterle paura così? China il volto per sottrar lo sguardo. Vorrebbe svincolarsi. Ma Fiorvante la tiene.
— Ma tu ritornerai certamente..., mormora Mimì. Io ti aspetterò nel mio dolore e torneremo ad essere felici...