Pierotto la segue come un'ombra, come un cane, girando e rigirando il berretto fra le mani, con gli occhi bassi ma lo sguardo che fruga. Viene avanti, Mimì, guardando a destra, guardando a sinistra. Nessuno parla. Che c'è? Perchè nessuno parla? Perchè nessuno si muove?

— Che c'è?

Così ha chiesto a un ufficiale. Così chiede ad un altro. Nessuno risponde. Perchè nessuno parla? Perchè nessuno si muove?

— Che c'è?

Ancora la sua voce, strozzata in gola, interroga. Che c'è, che c'è veramente? Ha intuito, ha capito... Ma non vuol comprendere da sè la cosa orribile... Le par delitto avere capito... E avanza. E ancora interroga. E Pierotto, ombra, la segue. La tremenda ansia di Mimì chiede conforto, chiede speranza, chiede magari menzogna... Ma nessuno parla. Perchè? Nessuno si muove. Perchè?

Finalmente non regge più. Meglio la certezza che l'ansia atroce. Si getta, Mimì, verso il Comandante e gli afferra un braccio. Ed è il grido:

— Mio marito?

Ora, per la prima volta, gli ufficiali, immobili sempre ai loro posti, levan gli sguardi su lei, mentre il Comandante, con la mano tremante, cava di tasca un foglio — la partecipazione ministeriale della morte — e gliela tende.

Mimì ha preso il foglio con polso fermo e ha letto con ciglio asciutto. Non ha fiatato. Non si è mossa. È lì, rigida, pietrificata. Poi la bocca le si apre e ne esce un gemito lieve e breve, un sospiro.... E, di piombo, precipitando. Mimì s'abbatte al suolo, schiantata, fulminata...

Sùbito gli ufficiali le sono attorno pietosi, commossi. E Mimì apre gli occhi. Se li vede tutti attorno, come quando c'era Fiorvante. E li guarda, stupita, coi suoi grandi occhi senza lacrime, senza lacrime ancora. Perchè son tutti lì? Perchè la guardano chini su lei? Perchè nessuno parla? Perchè nessuno si muove?