— Parlarti... l'ultima volta...

E, disperata, perduta, sgomenta, Mimì concede...

— Alle cinque. Al Padiglione di Villa Rosa.

Pierotto avanza con un volto tragico, deformato, cui non badano. Al rumore del passo sùbito Mimì e Ardea si sono sciolti, ricomposti... Come li guarda, Pierotto, come li guarda... dopo che ha deposto il corriere su la tavola di Fiorvante... e mentre si allontana... Ma non ci badano... Lo conoscono. È quello il suo modo di essere, il suo modo di fare.

E Fiorvante rientra.

57.

Sono le cinque. Lente ore d'una quieta giornata nella serena intimità della casa felice... Mimì è di là, nelle sue stanze... Fiorvante è alla sua scrivania, intento a leggere.

Piano piano, la porta s'è aperta... È Pierotto che porta il caffè. Viene avanti, in punta di piedi, talchè Fiorvante lo avverte solo quando l'ha vicino... Come Pierotto gli versa il caffè, e smuove lo zucchero, e lo guarda bere... Ora Fiorvante ha preso una sigaretta e chiede a Pierotto un fiammifero. Pronto, devoto, Pierotto lo serve sorridendo coi gesti teneri e timidi d'una madre schiava del suo figlio re. E Fiorvante lo guarda sorridendo e gli soffia il fumo negli occhi, per ridere, per farlo tossire, così, così... Poi gli mette una mano su la spalla battendovela sopra in segno d'affetto e lo congeda:

— Va, caro, va...

E si rimette a leggere, in serenità.