58.
Al Padiglione di Villa Rosa Mimì è giunta prima di Ardea. Avvolta in un gran mantello nero è entrata di corsa nella serra come se fosse inseguita. E, infatti, è inseguita: inseguita dalla paura e dal rimorso...
Gira qua e là, senza pace, di sgabello in sgabello. E tanta, tanta è la sua angoscia, tanta è la sua paura che quando Ardea sopravviene ella gli si getta d'impeto nelle braccia, come per cercarvi scampo, come per rifugiarvisi...
E si volgono, d'un tratto. Che cos'è questo rumore? Chi è passato nella serra, tra le foglie?... Sembrava che qualcuno strisciasse per terra... Ma non c'è nulla... nessuno... Ardea rassicura Mimì:
— Il vento che entra da quel finestrone aperto...
Fuori della serra, volando sul suo piede zoppo, il cane da guardia corre verso la casa.
59.
... verso la casa dove Fiorvante continua a leggere in serenità. Poichè nulla minaccia la sua ora felice.
Pierotto è dietro di lui... ancora affannato per la corsa dalla serra alla casa... Ma Fiorvante non l'ha sentito. Pierotto leva una gamba, vi appoggia sopra un foglietto di carta tolto di tasca e con una matita vi scrive sopra in grossi caratteri elementari:
«Morto ho difeso la tua memoria. Vivo difendo il tuo onore, padrone. Ardea non è tuo amico. E la signora tua non ha peccato. Ma tu devi a tempo salvarla».