— No... Non posso accettare il tuo sacrificio d'onore... Non rinunziare, Mimì alla tua felicità se la tua felicità è quella... La vita è una sola...
E Mimì che sa quanto Fiorvante ha ragione e non vorrebbe che l'avesse, scoppia a piangere dirottamente. I due amici appaiono, oltre la vetrata, nell'altra stanza. E Fiorvante, fatto un cenno, chiamati gli amici, solleva da terra Mimì:
— Francucci... La riaccompagni.
66.
Pierotto gli ha dato notizie: sa, Fiorvante, che Mimì è ripartita con Francucci, senza lacrime, quasi senza pena. È ripartita, per sempre. Ardea l'aspetta laggiù, in un altro paese, per un'altra vita. Ed egli che l'ha tanto amata, non la rivedrà mai più...
Mai più...
E perchè non soffre? Perchè non piange? Perchè non sente l'orrore dell'indifferenza che segue l'estasi, del buio freddo in cui s'affonda il sole? È tranquillo, pacificato, quasi sereno... Vorrebbe piangere: non ha lacrime. Vorrebbe ricordare: non ha ricordi. I ricordi si perdono, pallidi, indecisi, non più realtà, ma ombre...
Ombre d'un passato che la luce della vita nuova cancella, impressioni del tramonto, rimaste non su le cose ma negli occhi, e che lo splendore della nuova aurora disperde...
Eterna vicenda d'ombre e di luci, incessante rinnovamento, infinita rinascita del giorno dalle sue ceneri...
Vita!