E il piccolo incontro, la grande tragedia, dalle due parti, non hanno altre parole...
68.
S'affatica, Pierotto, a preparare, dagli armadii al comò, dal comò agli armadii, dal salotto al bagno, dal bagno alla camera da letto, affinchè il padrone trovi tutto pronto, le valigie chiuse, e dica, come al solito, battendogli una mano su la spalla:
— Bravo!
Ancora due cassetti da vuotare e le cinghie da stringere. E niente altro. Poi il padrone può ritornare. Il padrone è servito, come sa servire Pierotto: da soldato, fedele agli ordini.
Ma la porta s'apre dietro le sue spalle e la voce del padrone risuona:
— Lascia, Pierotto... Non parto più.
L'ha visto nello specchio, senza volgersi, Pierotto: pallido, contratto il viso, l'aria dei suoi giorni peggiori. Ed è rimasto li, una camicia in una mano, un pacco di cravatte nell'altra, la bocca spalancata, gli occhi che interrogano...
Chi interrogano? Già Fiorvante è sparito dalla porta. È nell'altra stanza, nel salotto, col suo amico. S'è seduto e ha fatto sedere l'amico vicino a sè:
— Vedi?... Due volte lontano, due volte dimenticato...