E quanto poi al ritrattino del militare.... vedi.... posso anche dirti.... posso anche giurarti.... se vuoi.... che a me non piacciono i militari....
(Intanto, per istrada, un piccolo Pierrot di quindici anni ha raccolto il libro delle Odes funambulesques caduto nel fango e, apertolo alla ballata del clown e delle stelle, comincia a sua volta a sognare):
Plus haut! Plus loin! De l'air! Du bleu!
Des ailes! Des ailes! Des ailes!
Il Bacio di Cirano
I. LE SUE AMICHE DELLA COLLINA VERDE.
La Collina Verde. Il bianco convento nascosto lassù, in vetta al colle, fra querce ed abeti, che è la mèta d'ogni passeggiata mattutina di Grazia. Arriva lassù, al trotterello del piccolo somaro sardegnolo, piena di fiori la minuscola cestina che il somarello tira su su per quel nastro bianco della strada svolazzante nel verde. Ecco la cima del colle. Ecco il grande panorama della valle ancora ingombra di nebbia azzurra nel mattino di primavera. E Grazia bussa alla porta del convento. Il chiaro sorriso della suora guardiana l'accoglie appena la porta s'è aperta. È la piccola amica d'ogni giorno, cariche come ogni giorno le braccia di fiori, come ogni giorno piena di doni la borsa di velluto che le pende al fianco. E, difatti, il primo dono è per lei: una tavola di cioccolata per suor Ghiottona... Non ha neppure, col volto illuminato di umile gioia, il tempo di ringraziarla. Già Grazia vola via leggera — con la sua sottanina rosea, col suo giubbetto di velluto nero, col suo cappello fiorito, con quel costume un po' antiquato e fuori moda, ma così pieno di grazia e di colore, che la fa sembrare una figurina di Winterhalter — già Grazia vola via per il gran viale dei cipressi e sbuca laggiù su lo spiazzo davanti alla grande cappella. Le suore in ricreazione son lì, tutte raccolte. E non appena Grazia appare, ecco le piccole bianche suore accorrerle attorno, venir d'ogni lato, di tra il verde, come un gran volo di farfalle. Quante, quante sono le sue amiche della Collina Verde... E son lì, tutte attorno a lei — e ancora ne vengono, dal bosco le solitarie, dalla cappella le più mistiche, dall'orto le buone massaie, dal giardino le più poetiche, dal refettorio le più golose — e son tutte lì attorno a Grazia che, come ogni mattina, distribuisce, dopo il grande inchino e il baciamano alla Badessa, fiori, doni e sorrisi.
II. «HO FATTO IL GIRO DEI MIEI POVERELLI...»
Ora Grazia è seduta sul gran prato d'innanzi al convento, in un gran cerchio di suore. E lei, tutta rosa in mezzo a quel bell'ordine di suore bianche, vista di lassù dal campanile dove il campanaro suona le campane a festa, deve sembrar nel verde una gran rosa rosea circondata di camelie bianche. E parla, e parla... E racconta alle sue amiche della Collina Verde quello che ha fatto da quando s'è destata e levata con l'aurora: come ogni giorno il suo itinerario di pietà e di consolazione, la sua dolce catena d'opere belle e d'opere buone:
— Ho fatto il giro, racconta, dei miei poverelli... Alla scuola campestre, prima... Cari i miei bambinoni, con quei loro grembiuloni bianchi, care le mie ragazzone con quei loro vestitini azzurri, lì, su quei banchi, fra verde di campagna e azzurro di cielo... Poi via, di corsa, dal mio “gran malato„ immobile, poverino, da dieci anni, inchiodato, crocefisso nella poltrona dalla paralisi... E poi son corsa a dar lavoro, alle mie «manine d'oro»... al laboratorio... Manine d'oro, veramente... Come ricamano! Se vedeste... Vi fanno, adesso, una tovaglia per l'altar maggiore... Vedrete... E poi via, di corsa, dai «miei eroi»... Povera mamma sempre triste, ma pur gloriosa, con quei due giovanottoni senza gambe l'uno, senza braccia l'altro, ma con mezzo metro di nastrino blù sul petto tutt'e due... E poi ancora dove sono stata?... Ah, a distribuire il pane ai miei vagabondi della strada maestra, precisi ogni giorno all'appuntamento, al ponticello di legno sul torrente... Non ne manca mai uno... Girano, girano, girano senza casa e senza requie, tutt'il giorno e sempre lì ritornano ad aspettarmi, ogni mattina... E anche lui mi aspetta, ogni mattina e ogni sera, il mio vecchio poeta del campanile tra le sue campane... E come suona a gloria il Mattutino quand'io lo vado a trovare lassù, il mio amico altolocato, tra campane e cielo!... E poi, quando lassù, isolata e sospesa nel cielo, ho ascoltato ben bene, tra le campane giganti, l'inno che il poeta del campanile fa squillare in onor mio, ridiscendo giù... in terra... dove non c'è più gioia... dove il mio più grande dolore mi aspetta...