Inchinato e docile, il domestico è uscito. Claudio, seccato e compiaciuto insieme come tutti gli uomini e come tutti i grand'uomini, sospira:
— Dio, che vita complicata è la mia!...
Complicata, sì, perchè Claudio Arceri non è solamente un grande artista... È anche un gran bel ragazzo... E i suoi nemici dicono che se fosse meno bello sembrerebbe — almeno alle signore — meno bella anche la sua musica...
IV. «FORSE, UN GIORNO... CHI SA?»
La meridiana della Collina Verde segna oramai mezzodì. Squilla, in un dolce e caldo aroma di ragù che si mescola al profumo dei giardini, la campanella del refettorio. Accompagnata dalle bianche amiche per il gran viale dei cipressi. Grazia va, dopo aver pregato, verso l'uscita. Ha le braccia aperte su le spalle di due suore che, guardando a terra, accordano i loro piccoli passi su quello lento e grave di Grazia. Che silenzio attorno, ora che la campanella del refettorio ha taciuto! E Grazia si sofferma, guardandosi attorno e un sorriso pallido è su le sue labbra:
— Fermarmi, un giorno, qui fra voi, per sempre... Che pace! Che riposo!
E riprende ad andare. E le due suore, occhi a terra, mani nascoste nei grandi maniconi bianchi, riaccordano i loro piccoli passi sul suo. Ora son presso la porta. Suor Ghiottona apre e Grazia si volge ancora a guardare il giardino del convento. È triste, è quasi commossa. Sussurra:
— Forse, un giorno... Chi sa?
E piega la fronte sul petto della Badessa.
— Ma no... Ma no... Sei giovane, sei bella, sei ricca, sei buona... Tutto è per te nel mondo promessa di felicità...