Un'ombra passa sul volto di Grazia che l'ha risollevato sotto la pressione d'una mano della Madre. E un piccolo brivido la scuote. Dubbio, prima. Poi, presentimento di terrore. Ma è fiera e ha cuore eroico, Grazia! Si riprende: e s'illumina ancora il suo volto nel sorriso quieto della mattina di primavera e di bontà.
— E ora corro... È mezzogiorno... E m'aspetta, a casa mia, la minestra dei miei poverelli...
Un bacio alle suore. Un bacio della Badessa su la sua fronte. Un'altra tavoletta di cioccolata — inaspettata, l'ultima! — passata sotto mano a suor Ghiottona che tiene aperta la porta e Grazia è fuori, sul suo carrozzino di vimini, con in mano le redini infiocchettate del suo ciuchino:
— Ioh, Lumachino...
E Lumachino, per smentire il nome, parte via di galoppo giù per la discesa, lungo il nastro bianco della strada che serpeggia — Grazia dice: svolazza! — nel verde della collina. E, sebbene il refettorio le chiami e il ragù si raffreddi, le suore rimangono lì a salutare, laggiù, lontane, sempre più lontane per Grazia che che ogni tanto si volge, a salutare, care piccole amiche d'ogni mattina, in un lento, in un sempre più lento agitarsi di maniche bianche e di soggòli candidi...
V. «BUON APPETITO E BUON SOLE!»
Son venti? Son trenta? Chi li conta? Si passan la voce e ce n'è ogni giorno di più.. Ma c'è minestra per tutti... Grazia sa bene che i poveri sono sempre più di quanti crediamo e fa aumentare, meccanicamente, ogni mattina, la razione. Distribuisce a tutti ella stessa le belle scodelle fumanti e li mette lì, in fila, sul muricciolo che, nella villa, divide il giardino dall'orto. Che sole c'è là! Caldo dentro e caldo fuori... Come si scaldano tutti quei poverelli! E Grazia tutti li saluta, tutti li incuora:
— Buon appetito e buon sole!
E fugge. Ma una vecchietta afferra Grazia per la veste, la ferma, le bacia la mano:
— Dio ti benedica per quanto sei buona!