Su, nella villa, una finestra s'è aperta. Marcello, il fratellino malato, sorride, saluta Grazia, le fa cenno di salire, richiude, scompare. E Grazia, che prima ha sorriso, ora ha il volto doloroso e contratto. E si china, un'istante, all'orecchio della vecchietta:
— Non per me bisogna chiedere la benedizione di Dio... Ma per lui, per lui... bisogna tanto pregare...
VI. SERENITÀ.
Leggera, aerea, rosea, sorridente, Grazia entra nella sala da pranzo dove la tavola è apparecchiata. Mette i fiori su la tavola, nei vasi. Corre alla finestra. L'apre. Il sole, in un gran rettangolo d'oro, invade la sala. Ed eccola, di volo col sole, nelle braccia di Marcello che le dice:
— Sorellina, dove entri tu entra il sole!
E Grazia ride, gli tappa la bocca con la mano:
— Esagerato!
E, di volo ancora, eccola nelle braccia di Rosetta, l'amica intima, quella che su tutte e fra tutte è cara al suo cuore.
E batte le mani. E chiama a tavola. E aiuta il fratello a sedere. E siede ella stessa, ma ancora un pensiero pei suoi poveri traversa il suo cuore. Corre alla finestra. I poverelli son là, allineati, sul muricciolo al sole, a gustare la buona minestra fumante. La vedono, restan tutti con i cucchiai in aria e un coro di saluti e di benedizioni la raggiunge lassù. Grazia sorride, richiude e torna a tavola. Accanto al suo tovagliuolo, su un piccolo vassoio, è la posta.