Mia cara Grazia,
Claudio Arceri, il glorioso musicista che attualmente compone la sua nuova opera, Cirano di Bergerac, distratto nel suo lavoro dalle troppe cure e dalle troppe noie della vita cittadina, cercava un verde cantuccio solitario per lavorare in pace. Io gli ho consigliato, pensando a te, il paesello verde e rosa, tra boschi e giardini, dove tu vivi con tanta serenità di cuore e di opere. Il maestro Arceri, nella solitudine provinciale, troverà in te certamente un'ammiratrice e un'amica. Gli ho detto di te la metà del bene che di te si deve pensare. E te lo mando su, assieme a questa lettera, già un po' innamorato di te: innamorato di te senza averti mai veduta, sol per aver sentito vantare i tuoi pregi: come Jaufré Rudel per la Contessa di Tripoli. Scherzi a parte, io affido alla tua buona accoglienza questo grand'uomo che viene su la tua montagna. Dà alle ore del suo lavoro il conforto prezioso della tua deliziosa amicizia. Ti ringrazia e ti abbraccia la tua
GABRIELLA.
VIII. UN ARRIVO.
Un trenino omnibus si ferma, affannando, nella piccola stazione tutta rossa d'oleandri in fiore. Un solo viaggiatore ne discende, un viaggiatore insolito: un bel signore elegante, un signore di città. Claudio Arceri chiede spiegazioni:
— Per il Castello d'Arcole, presso il convento della Collina Verde...
E un facchino accompagna il grande musicista verso la vecchia diligenza polverosa che aspetta fuori, all'ombra, già rivolti i cavalli verso la lunga strada bianca che bisogna lentamente salire.
IX. TOSSE...
Batte le mani, Grazia. Com'è felice! Che grande idea ha avuta Gabriella... Come ella ammira la musica di Claudio Arceri e come sarà felice di conoscerlo, come terrà ad onore di diventare sua amica!... Marcello, che rideva per tanta gioia, s'interrompe. Un colpo di tosse gli sconvolge il viso lacerandogli il petto. Sùbito Grazia accorre a lui, trepida, spaurita. L'attacco cessa. Torna, Marcello, a sorridere. Torna, Grazia, al suo posto. Ma non sorride più...