Claudio Arceri è alla spinetta. Grazia gli ha detto:

— Vi suonò, l'ultima volta, mio padre. Vuol darmi lei la gioia di riaprirla oggi?

Appena seduto, Claudio è rimasto incerto. Che cosa suonare? E Grazia ha preso lo spartito d'una sua opera: Giulietta e Romeo. L'ha aperto sul leggìo:

— Il “Lamento di Giulietta„, maestro. È il suo capolavoro!

E Claudio Arceri ha cominciato a suonare. Grazia è appoggiata alla spinetta, intenta ad ascoltare, a guardare. E lentamente, pianamente, a mano a mano che il maestro suona, i gruppi sparsi nell'ombra del salone si avvicinano, si stringono sempre più, diventano uno solo e le ragazze, le rose rosee, le rose azzurre, non sono più staccate, ma formano adesso, chiare di luce nella penombra, tutto un grande bouquet. E le braccia si allacciano, e gli occhi si cercano. E Grazia guarda il piccolo orologio che ha al polso e, mentre ascolta la musica, ricorda...

XIX. LA BUONA NOTTE AL SOLE.

Sagoma nera su l'alto del campanile, il vecchio poeta delle campane ha perduto oramai ogni speranza. Sarà solo, quella sera, a dar la buona notte al sole, al sole che laggiù, nell'orizzonte ora violetto, non è più che un piccolo arco rosso sempre più piccino, prossimo a scomparire... E le grandi campane mute, brune sul cielo verdino, aspettano ancora, ancora un momento...

XX. ESTASI E RIMORSO.

E, nella sala in cui l'ombra diviene sempre più nera e dove, nella suggestione della musica, cuori e corpi si fanno sempre più stretti e più vicini, Grazia guarda ancora l'orologio al suo polso. Vorrebbe andare. Non sa staccarsi. È combattuta e divisa, tra un'estasi e un rimorso.

XXI. AVE MARIA!