E il sole è scomparso. Pace e melanconia infinita del crepuscolo. Ed è l'armento che torna dal pascolo col suo pastore, ed è il piccolo lago che s'addormenta tra le ninfee, ed è la luce che s'accende nei casolari, ed è l'ombra che scende giù per la montagna, ed è la falce di luna che spunta lassù dietro la collina, ed è il carro pesante e lento che va per la lunga via crepuscolare, ed è l'argenteo saluto dei campanili lontani al giorno che se n'è andato.
E, finalmente, nere e gigantesche sul cielo ove s'accendono pallide le prime stelle, le campane lentamente si muovono.
Presso la spinetta Grazia, d'improvviso, le ode. Tende al richiamo lontano delle amiche d'ogni sera l'orecchio ed il cuore. Ancora è combattuta, ancora è divisa, presa fra due sentimenti e fra due musiche. Con gli occhi intenti, dilatati, rivede le cose d'ogni sera: il poeta sul campanile, le ultime nuvole paonazze laggiù, le finestre di Collina Verde che s'illuminano, la porta del casolare che si chiude, il contadino che torna coi suoi buoi, le fanciulle che ballano su l'aia al suono della fisarmonica.
Claudio Arceri suona. Gli occhi fissi su lui, tutta l'anima in lui, Grazia lo ascolta. Come, nell'ombra che ha invaso tutta la stanza, che ha disperso ogni sagoma, come il gruppo di quelli che ascoltano s'è stretto attorno al musicista nel breve cerchio di luce gialla delle candele!... E nel silenzio immenso solo quelle due voci si chiamano, si rispondono, fan di due canti lo stesso canto: la spinetta di Claudio Arceri e, lontane e lente, le campane dell'Ave Maria.
Grazia, al riflesso delle candele che illumina solo il suo volto, è lì, appoggiata alla spinetta, il capo fra le mani, gli occhi intenti sul musicista, il cuore alle due musiche. Ma a poco a poco una sola musica, quella che ha vinto, rimane in tutt'il suo immenso cuore gonfio di commozione: quella di Claudio che continua a suonare mentre le grandi amiche d'ogni sera, che hanno invano chiamato Grazia, si addormentano pian piano negli ultimi rintocchi sempre più lenti e, ferme oramai, non sono più che gigantesche ombre sul cielo sereno e infinito dell'immensa notte finalmente discesa...
XXII. COSÌ, OGNI GIORNO...
Le parole ardenti di Cirano hanno vinto il cuore di Rossana. Lassù, al davanzale, trepida fra i rami del gelsomino, la fanciulla è pronta, è offerta al bacio del suo innamorato. E Cirano, escito dalla sua folle ebbrezza, spinge su l'altro, Cristiano, a cogliere su quelle labbra frementi il bacio ch'egli ha preparato.
Questa è la pagina ardente e disperata che oggi ispira Claudio Arceri seduto a comporre al suo tavolino da lavoro. Ha provato or ora, al piano, la melodia che gli è frullata nel cervello e che ha fissata su la carta. Ora è stanco. Ha guardato sul tavolino il piccolo orologio che segna le ore della sua fatica quotidiana. Le sue piccole amiche sono oggi in ritardo? Ma no... Ecco il rumore d'una porta che s'apre, ecco un echeggiar di voci, fuori, nel vestibolo, e le due amiche, tutta azzurra l'una, tutta rosea l'altra, entran correndo e son di volo alla scrivania e al pianoforte. Grazia cerca fra le carte, vede la nuova musica appena appena composta. L'apre sul leggìo e, costretto Claudio a levarsi, lo fa sedere al pianoforte. Presto, presto... Le nuove melodie appena nate devono avere le loro prime ammiratrici.
E Claudio Arceri suona alle due piccole amiche che, sedute accanto a lui, un gomito sul ginocchio, il volto nella mano, vedono ripassare nella loro memoria, nel sortilegio della musica, le scene e le figure del bel poema: l'incontro coi cappuccini, l'apparir di Rossana al balcone, il primo balbettìo di Cristiano, il volo lirico di Cirano, l'apologia del bacio:
.... Ma poi che cosa è un bacio? Un giuramento fatto