un poco più da presso, un più preciso patto....
XXIII. GENTE CHE ASPETTA INVANO.
Su la poltrona dov'è inchiodato dalla paralisi il «grande malato» volge invano il capo verso il cancello del suo piccolo giardino...
Nel laboratorio le «manine d'oro» lavorano... La tovaglia per l'altar maggiore, tutta piena di bei ricami, è pronta, ma nessuno viene a ritirarla. Il lavoro non è più come prima, sicuro, felice... Di tanto in tanto le «manine d'oro» si fermano... A questa sarebbe necessario un consiglio... Quella ha paura di sbagliare... Quell'altra non sa più come andare avanti. E aspettano, le manine d'oro, di sera in sera, di mattina in mattina... Aspettano.
E lì, al sole, i due ragazzoni mutilati, i due eroi, senza gambe l'uno, senza braccia l'altro, fumano e ricordano... Ricordano le ore in cui le parole buone, parole consolatrici, parole che nessuna altra bocca sa dire, scendevano sino in fondo alle loro anime... Ora fumano, soli, melanconici, al sole... Soli: come e quanto si sentono soli!... Davanti a loro è la strada bianca, vuota... Suonava un tempo, d'improvviso, su quella strada, il trotterello leggero e frettoloso... E tutt'il cuore era un'illuminazione...
E, al ponticello di legno, gli erranti, i vagabondi della strada maestra, si raccolgono come ogni mattina. Facevan chilometri e chilometri, una volta, per non mancare all'appuntamento. Dovunque fossero, ovunque li conducesse il loro vagabondaggio, lì li riconduceva, all'uscir da ogni notte, la loro buona stella. Veniva di lassù, dall'alto di quel ponticello, la buona stella, in un dondolìo di sonagli d'argento...
E lassù, sul campanile, accanto alle immobili campane che sembrano non aver più lo stesso suono, il poeta del campanile aspetta, guarda ogni sera, giù giù fin dove il viottolo si perde tra i vigneti, guarda se la piccola cara ombra appaia ancora come appariva, fedele, puntuale, ogni sera.
Ma Grazia non viene più.
XXIV. UN MAZZO DI ROSE BIANCHE.
Claudio ha richiuso il piano. Quanta ne vorrebbero le ragazze!... Vorrebbero uno spartito al giorno... Ma musica nuova non ce n'è più... Grazia non si fida. È alla scrivania. Rovista fra le carte. Son lì, nel vaso di cristallo, le belle rose rosse. Sono le rose che ella gli manda ogni mattina per fiorirne il suo tavolino da lavoro. Ora Grazia tuffa il viso, in quelle foglie ardenti e fresche: e, tra quelle foglie, il suo respiro è quasi un bacio. Ma, volgendosi, Grazia vede un altro mazzo di rose — bianche queste — lì, in un altro vaso di cristallo, sul pianoforte. Un'ombra passa sul suo volto e spegne il suo sorriso.