È primavera. Ma Marcello ha freddo. Non c'è sole che gli illumini il buio dell'anima, non c'è tepor di maggio che gli riscaldi le vene. È lì, sconsolato, freddoloso, sotto le coperte, disteso sul divano, fra i due più vecchi domestici di casa che lo assistono, la vecchia cameriera che lo ha visto nascere e il vecchio servo fedele che gli è così vigile e affettuoso infermiere. Un tempo una cosa, una gran cosa, riesciva a distrarlo dal pensiero del suo male, a infondergli coraggio: il sorriso di Grazia, la continua presenza di Grazia. Ma ora... Come son lunghe e come son tristi a passare le ore in cui ella è lontana... E come in quelle ore tutt'i suoi mali sembrano moltiplicarsi...
— Chiudete... Chiudete ancora... Ci dev'essere qualche cosa d'aperto nell'altra stanza... Ho freddo...
Ha freddo dentro e gli pare d'aver freddo fuori. E con le coperte di cui s'avvolge crede di riempire il vuoto, di rimediare al freddo che Grazia lascia, quando non c'è...
XXVI. CHI È LA MUSA?
Sono in giardino, tra le più belle rose del mondo. Son veramente le più belle? Così almeno sembrano a loro. Così sembra a loro tutto quello che da vicino o da lontano circonda il musicista, appartiene comunque a lui o alla sua vita.
Rosetta chiede l'ora. La sua istitutrice doveva venirla a prendere alle quattro e son le quattro passate da un pezzo. Ma chi pensa più all'ora, al ritardo, alla mamma che aspetta, adesso che Claudio prende a ognuna delle due ragazze una mano e sollevandole in alto domanda con un sorriso:
— Qual'è fra voi due la Musa?
L'idea tenta Grazia immediatamente. In un lampo la coglie, ne fa un fatto. Ha tolto dal taschino di Claudio il suo fazzoletto e ha bendato il musicista. E ora, allontanandosi da lui e allontanando con sè Rosetta, lasciandolo lì in mezzo alla grande aiuola fiorita, gli grida:
— Scegliete.
Strano giuoco frivolo e terribile in cui le bimbe che sono state fino a ieri si divertono un mondo e non vorrebbero mai farsi acchiappare da Claudio che, qua e là, le insegue, e in cui le donne ch'esse sono diventate trepidano in una tensione atroce dello spirito e vorrebbero che sùbito Claudio riuscisse ad afferrarle, che immediatamente il giuoco finisse e la sorte facesse la sua scelta come a fissare e a scoprire il destino. E vanno, e girano, e fuggono, e ritornano, e lo sfiorano, e lo toccano, e son lì a due passi, e son là lontane, e Claudio crede di stringerne una fra le braccia, e abbraccia l'aria fra le loro risate. Ma, ahi, è fatta... Questa volta è presa bene e non scappa più... Una delle due fanciulle è nelle braccia di Claudio che sùbito si sbenda e la vede: