PIERROT
Un poeta. Tu non lo conosci perchè tu non sei poeta e i poeti li conoscono solo i poeti. Questo era un poeta che giuocava con le strofe, come i bimbi con le trottole. Legava il filo delle rime d'oro, stringeva e ristringeva attorno a un pensierino e poi lanciava la trottola, lanciava la strofa e si divertiva un mondo a vederle girare, girare, girare, tutte colori, tutte scintille, scintille che splendevano, ma non bruciavano, come quelle dei fuochi a girandola che accendono nelle sere di feste. Tu vedi tutto il cielo a fuoco e non è nulla, dopo un istante: nè ardore, nè luce: buio. Tu vedi tutte le pagine splendere alla luce di quel poema incandescente e fosforescente e vai per scaldarti. Ma la luce s'è spenta e non c'è più nulla quando l'ultima rima ha dato l'ultima scintilla. Era un poeta, sì, ma era poeta come si può essere lucciola. Amava le fate e i folletti, i clowns giocolieri e i fabbricanti di fuochi artificiali, le donne tutte splendore di gioielli veri o falsi e le ballerine tutte trasparenti di veli bianchi e rosei. Amava anche i Pierrot, come me, come lui. Chiedeva alle fate che non ci sono le cose impossibili che non si possono avere. Avrebbe voluto pescare la luna in fondo al pozzo e metter le stelle a modo suo, davanti alla sua finestra, come tanti lampioncini d'argento. E questo poeta dell'impossibile, questo poeta che visse e morì felice perchè non aveva cuore ed era tutto fantasia, voleva paragonarsi ad un clown, ad un bel clown di seta bianca e nera, che fa del suo sogno un trampolino, un gran trampolino per scappar via dal mondo e andarsene lassù fra le stelle. Ascolta, ascolta...
Plus haut! Plus loin! De l'air! Du bleu!
Des ailes! Des ailes! Des ailes!
. . . . . . . . . . .
Le clown sauta si haut, si haut...
. . . . . . . . . . .
Et le coeur dévoré d'amour,
Alla rouler dans les étoiles...
(E quando Pierrot ha finito di leggere l'Ode funambulesque di Banville, l'amico scuote il capo, mentre Pierrot è tutto vibrante d'entusiasmo).