— E non sei forse felice?

Oh, sì, sì, è tanto felice, Rosetta... E come si fa piccina fra le braccia di Grazia... Sì. È una donna, come ha voluto far capire a Claudio... Ma quando è lì, ai piedi di Grazia, fra le sue braccia, no, non è più una donna, ma è semplicemente una bimba, una povera bimba felice, una bimba che si sente venir voglia di piangere, tanto è grande la sua felicità...

XLVIII. E UNA SERA...

Son presso il balcone, nell'ombra della sera d'estate ancora senza luna e tutta stelle. Grazia ascolta. Rosetta legge:

— Scrive così: «Sì, piccola amata, verrò stasera nel tuo giardino, alla tua finestra. Verrò ad ascoltare con l'anima piena di tenerezza le parole che solo tu sai dire... Quando mi scrivi, quante cose mi dici... Ma quanto taci, quando sei con me... La timidezza, mi dici, fa tacere il tuo labbro... Ma stasera, nell'ombra del tuo giardino, sotto il gran velo nero della notte, tu saprai certamente parlare, tu saprai aprirmi, Rosetta, tutto il tuo cuore...».

Grazia è immobile, impassibile. Sempre così — osserva Rosetta — quand'ella le legge le lettere di Claudio... Ma per quanto sia bello ciò che Claudio le scrive Rosetta è preoccupata. Tortura la lettera e dice all'amica:

— Tu hai voluto dargli questo appuntamento... Ma ora, ora che cosa gli dirò?

Grazia la prende fra le braccia per stringersela al cuore:

— Guarda... Rimarrò qui, con te, nell'ombra della stanza, accanto alla finestra... Suggerirò io le tue parole... E poi, vedrai... Poichè lo ami ne troverai tante anche da te...

Batte le mani, Rosetta... È felice... Sì, sì, così... È carino, è molto divertente... Corre sul balcone a guardare se Claudio giunga e ritorna ancora a Grazia immobile e rigida presso l'arco del balcone: