E può continuare, così, all'infinito...
L. DOMINO BIANCO, DOMINO NERO.
Alla festa ciranesca che, nelle sale della sua villa e nei viali del suo giardino, Grazia ha voluto offrire a Claudio Arceri e a Rosetta fidanzati e felici, le due fanciulle interverranno in domino. Son già pronte, in décolleté, aggiustato l'ultimo capello, dato l'ultimo velo di cipria. È il momento d'infilare i domini. Ce ne sono sul divano due: uno bianco e uno nero. Claudio offre quello bianco a Grazia che corregge il suo errore:
— No. Quello bianco è di Rosetta. Il mio è nero.
E le due donne aiutate da Claudio indossano i domini: Grazia il nero, Rosetta il bianco.
Gli «amici del dopo-pranzo» girano intanto per le sale che già si affollano. Maschere non ne hanno trovate e Grazia li ha autorizzati a venire così: don Giovannino e il conte Spada con due fracs fuori moda ma irreprensibili e il farmacista e il maestro di scuola con certi palamidoni lunghi e larghi da ricoprirci una famiglia intera.
— Olà!
Su la soglia d'una porta dàn di petto in un omaccione gigantesco con certi baffi che fan paura e un naso lungo che sembra far da battistrada al resto della persona un quarto d'ora prima che passi.
— Chi è? chiede il farmacista impaurito.
— È Cirano, spiega, saputello, don Giovannino.