Per il lutto di Grazia avrebbero voluto rimandare le nozze. Ma un'opera di Claudio va in iscena a Vienna e come mèta e pretesto del viaggio di nozze non si poteva trovar di meglio che quella festa d'arte. Ancora Rosetta ha spiegato tutto questo a Grazia per giustificarsi, per chiederle ancora perdono se nel loro egoismo d'innamorati...

Grazia guarda gli “amici del dopopranzo„ che son lì, la testa bassa, a girarsi e rigirarsi i cappelli fra le mani. Apre i loro soprabiti su gli sparati bianchi dei fracs.

— Come siete belli... Tornate adesso dalla chiesa?

E apre il soprabito di Claudio sul suo tight. Giovannino, che gli è di fronte, ha un sobbalzo. Questa ancora — e son passate due ore — non la può mandar giù... Quel gran musicista non sa proprio le regole del viver civile... Il tight per un matrimonio... Dove mai s'è visto nulla di simile?... Sa quello che Claudio ha spiegato (oh, non a lui, che gli avrebbe risposto, ma a Rosetta...): cerimonia intima, senza pretese... Ma, intima o no, pretese o no, la legge, per don Giovannino, è una sola: si sposa in frac. E se in frac non si sposa, che cosa ci si fa? Ci si nasce? Ci si muore?

Grazia ha aperto intanto il mantello di Rosetta su l'abito da sposa. Istintivamente ha fatto nel vederlo, un passo indietro. E ha sospirato:

— Sposa...

Rosetta ha richiuso il mantello. Ma Grazia, no, riapre... Vuol vedere, vedere ancora:

— Lasciami, lasciami toccare... Quanto è bello un abito da sposa!

E tocca la seta, i veli, i merletti, con le mani che le tremano. Poi le forze le sfuggono e cade a sedere e a piangere su la poltrona lì accanto. Sùbito Rosetta è in ginocchio vicino a lei per abbracciarla, per consolarla. E i due vestiti, il vestito a lutto e l'abito da sposa, si sfiorano, si toccano, si uniscono. E Grazia dice, indicandoli:

— Io col mio lutto e tu con la tua gioia...