IL POETA.
Rieccomi a te, Duchessa, luce rossa, nebbia rosea, nebbia di sogno, sempre uguale, così al tramonto come all'aurora. A te sola posso cantarla, senza timore di risveglio, la mia canzone bugiarda di vecchio poeta fanciullo. Tu sola sai ascoltarla, fantasia, sogno, bambola, illusione, donna e sola verità. Vanità, interesse, orgoglio, menzogna non hanno posto nel cerchio rosso della tua leggera veste illuminata. Tu non hai, Duchessa, solo amore, unica amante, che tutto quanto io ti presto, che tutto quanto piace a me di donarti. Creatura del mio sogno, perdonami. Io ti ho spenta, poc'anzi perchè credevo possibile nella realtà la tua luce e la tua poesia. Ho sbagliato, una volta di più, e per l'ultima volta. Io ti ritorno davanti, stasera, come in quella sera lontana in cui tu ti accendesti nella bottega dell'antiquario ed io, al tuo primo splendore, m'innamorai di te. Canterò a te, mia innamorata, la canzone del sogno senza risveglio, dell'oggi senza domani, dell'amore che è amore, del poeta che vuol da una donna ciò che nessuna donna può dare perchè nessuna donna è poeta. E sino a quando non sarò più vecchio ancora, fino a quando i capelli grigi divenuti bianchi non faranno grottesco che io parli d'amore anche a te, Duchessa, io darò a te, Duchessa, tutto il mio amore, io chiederò a te tutto il sogno d'amore, a te lampada, a te bambola, a te sola donna fra tutte le donne, a te che sola puoi dare quel sogno d'eternità che è delle cose, Duchessa, e non delle persone, che è delle bambole, Duchessa, e non delle donne; chiederò tutto a te, infinita innamorata mia, a te che sei donna solo a metà poichè più giù del busto non sei più che luce e più giù del cuore altro non sei che fantasia.
Storia della Dama dal ventaglio bianco
Non c'era al mondo ventaglio più bianco e più grande di quello di Madama Lu...
Cina, racconti e paesaggi cinesi, fantasie del Celeste Impero, nel mondo dei favolosi incanti dove le donne son fiori e dove gli dei son di porcellana, piccolo immenso mondo giallo fiorito di crisantemi e di peonie, dominato da draghi e da vampiri, favole di lontananza e d'impossibile, sotto cieli verdi e rossi, in giardini fioriti tra salici e bambù, sotto il dominio di piccoli iddii multicolori d'Estremo Oriente, favole d'un mondo vecchissimo e nuovissimo ancora...
RACCONTO CINESE CHE PUÒ SERVIRE DA PREFAZIONE.
Madama Lu, bella signora cinese, era la sposa amante e riamata dal signor Tao, giovine letterato d'Estremo Oriente. Sposi da pochi anni, si amavano di tenerissimo amore ed eran felici, come solo in Cina sanno esser felici i giovani e gli innamorati. Eran tutt'il giorno lì a guardarsi, a parlarsi, a sbaciucchiarsi, per poi guardarsi, e parlarsi, e sbaciucchiarsi di nuovo. Giuocavano all'amore come si giuoca a mosca cieca per la gioia di perdersi e di ritrovarsi fra gli alberelli nani del loro giardino. Ed erano nell'amore sicuro e lieto così felici che ogni sera, prima di riposare, ringraziavano per tanta felicità i loro Iddii verdi e rossi e i Dragoni di porcellana.
Senonchè, nel fior dell'età, a ventiquattr'anni, il signor Tao venne improvvisamente ad ammalarsi. Invano madama Lu gli prodigò tutte le sue cure più affettuose, invano i medici più sapienti furono da ogni parte raccolti a consulto. La scienza lo dichiarò spacciato. Si disperò, madama Lu, e cercò di tener nascosta al suo adorato compagno la terribile condanna che la lasciava vedova in così tenera età e in un così felice amore. Ma il signor Tao fu chiaroveggente e comprese che la sua fine era prossima. Solo per il suo amore gli dispiaceva di morire e, povero signor Tao, non poteva sopportare l'idea di lasciare al mondo madama Lu, nel fiore dell'età e della bellezza, perchè altri l'amassero dopo di lui e avessero da lei quella felicità cui egli doveva, morendo, rinunziare.
Usciti i celebri medici, fu tra il signor Tao e la sua bella signora la scena straziante dell'inevitabile separazione. E Tao disse a madama Lu il suo dolore supremo: quello di lasciarla sola in mezzo alla vita.
Nell'udir queste parole disperate, commosse e commoventi, madama Lu si staccò dal suo sposo e corse a prendere i Dragoni di porcellana: