Ancora il signor Tao sorrise scrollando il capo negativamente; e, fissata madama Lu negli occhi, sempre più malinconicamente sorridendo, le disse:
— Non giurare neppure questo... Cinque anni sono lunghi.
— No, no, non sono lunghi... — aveva l'aria di dire madama Lu che intanto riduceva il numero delle dita e degli anni nel giuramento: da cinque quattro, da quattro tre, da tre due... E avrebbe ridotto a un dito solo, a mezzo dito, a un anno, a mezzo anno, se il signor Tao, per rispetto di sè, non le avesse coperto la mano...
Quando il sole tramontò, il signor Tao si sentì prossimo a morire e, solo nel giardino crepuscolare, chiamò gente in suo soccorso. Madama Lu fu la prima ad accorrere e il signor Tao, sollevatole il volto, la guardò ben bene negli occhi e le disse:
— Questo solo tu devi giurarmi, mia Lu adorata... Io non ti chiedo di più... Ma tu devi giurarmi, per la mia pace che tu non bacerai altro uomo finchè non sarà asciutta la terra che ricoprirà la mia tomba!
Madama Lu levò la testa, per giurare. Il signor Tao reclinò la sua, per morire. E quando i famigliari accorsero nel giardinetto crepuscolare, tra gli alberelli nani, non trovarono che Madama Lu occupata a piangere disperatamente sul suo caro amore defunto.
E, pochi giorni dopo, fedele al triste giuramento, madama Lu, reggendo fra le mani il suo più grande e più bianco ventaglio bianco, piangeva inconsolabilmente su l'immatura tomba del signor Tao ch'ella adorava. E la terra appena smossa, che ricopriva il caro sposo, era tutta umida sotto i suoi piedi.
Qui finisce la prefazione cinese e incomincia il racconto, buono per ogni tempo e per ogni paese.