E, giù — che tiro! — il fascio delle rose artificiali è sul petto e poi nella mano di Fiorvante che risponde levando il berretto e sorridendo in un leggero inchino. Gli altri compagni d'Ardea Mimì li conosce tutti: son gli amici di lui e però sono gli amici suoi... Ma ha notato quello che non conosce, quello che Ardea tiene per il braccio...

La battaglia di fiori continua. Ma ora è l'assalto. Gli ufficiali voglion la resa della fortezza floreale, gli ufficiali vogliono, ad ogni costo, entrare. E Mimì grida:

— No... no... Chiudete... Giù le saracinesche... Se entran qui dentro siam rovinate... Mettono tutto a soqquadro.... Chiudete...

E in un fragore di ferri le saracinesche s'abbassano su le mani degli ufficiali che tentano d'impedirne la discesa. Anche la porticina d'entrata s'è chiusa e s'è poi socchiusa appena per lasciar entrare Ardea e Fiorvante, mentre le ragazze, ridendo, felici, uccellini ch'escon di gabbia, son volate di là, nella serra, a vestirsi...

Ardea ha presentato Fiorvante. Mimì china il volto in un sorriso, uno di quei suoi grandi sorrisi luminosi che sono tutta la giovinezza. E Ardea spiega:

— Ha voluto venire a ringraziarti...

Fiorvante, che s'inchina, ha fra le mani il mazzo di rose che Mimì gli ha gettato. E Mimì lo guarda, l'aria contrita:

— Ma mi dispiace... Sono artificiali... Non hanno odore...

Ma ancora il bel volto s'illumina. Un'idea pazza le frulla nel cervello. Corre in fondo, a un armadio, e torna con una bottiglia di profumo:

— Ma ce ne metteremo uno... Il mio!