[I.] Fermata per un mese nel convento di Nicastro, ove dimorano gli antichi amici; Fra Dionisio e fra Pietro Ponzio, fra Gio. Battista di Pizzoni; loro progressi ([110]). Dissensi giurisdizionali del Governo col Vescovo di Nicastro e turbamento della città; fra Dionisio ed Innico di Franza sono inviati per questo a Reggio e poi a Ferrara presso il Papa ([114]). Andata del Campanella a Stilo nel convento di S.ta Maria di Gesù; visita de' paesi della marina col Vescovo di Mileto ([116]). Marcantonio del Tufo Vescovo di Mileto e i suoi conflitti giurisdizionali; conflitti analoghi di altri Vescovi nella Calabria ([117]). Controversie ed inimicizie cittadine molto gravi ([123]). Lotte tra' componenti la R.a Audienza di Catanzaro; D. Alonso de Roxas Governatore; D. Luise Xarava Avvocato fiscale ([126]). Banditi e forgiudicati nella provincia; loro rifugio ne' conventi e nelle Chiese ([131]). Discesa de' turchi al Capo di Stilo col Bassà Cicala, e notizie intorno a costui; sua dimanda di rivedere la madre alla fossa di S. Giovanni, soddisfatta dal Vicerè di Sicilia ([134]). Vita del Campanella nel convento di Stilo; suoi compagni ed amici, specialmente fra Domenico Petrolo di Stignano e fra Pietro Presterà di Stilo superiore del convento ([142]). Costumi, insegnamento ed opere del Campanella in tal tempo; in particolare del suo libro della Monarchia di Spagna e di quello de' Segnali della morte del mondo ([144]).

[II.] Convinto della vicina fine del mondo e de' grandi fatti che doveano precederla, massime della santa repubblica e secolo d'oro da doversi prima godere, il Campanella fomenta una viva agitazione di aspettativa nella provincia ([149]). Argomenti da lui trovati ne' libri di profezia e di astronomia per ritenere prossime grandi mutazioni; fenomeni meteorologici che insieme col grave perturbamento della provincia glie le fanno giudicare imminenti; suoi concetti circa tali mutazioni ([150]). Conversazioni particolari e poi prediche nella Chiesa del convento sul detto tema; moltissimi gli dimandano chiarimenti, perfino il Governatore della provincia; gran credito acquistatosi dal Campanella e motivi di esso ([155]). Capitolo de' Domenicani, nel quale il Campanella non è chiamato e fra Dionisio risulta in decadenza; trattativa di pace tra' Contestabili e i Carnevali di Stilo, affidata al Campanella dall'Auditore David ([159]). Componenti delle dette famiglie; Marcantonio Contestabile e Maurizio de Rinaldis, fuorusciti, ne rappresentano il braccio forte ([161]). Proposizioni del Campanella un po' più spinte anche in materie religiose, oltrechè in politica, aspettandosi, per predizioni astrologiche, di essere Monarca del mondo; amici co' quali conversava, atteggiandosi a riformatore e legislatore ([164]). Colloquii con Giulio Contestabile e Geronimo di Francesco, con Marcantonio Contestabile e Gio. Tommaso Caccìa egualmente fuoruscito ([168]). Colloquii con Maurizio de Rinaldis, e notizie circa costui; il Campanella, presenti fra Dionisio e il Petrolo, lo decide a voler concorrere con amici a fondare la repubblica, e gli fa copertamente intendere che sarebbe utile profittare dell'aiuto del Turco ([169]). Commenti su questi fatti; al Campanella devesi non solo l'idea ma anche l'indicazione de' mezzi per attuarla, rimanendo a lui riservato l'ufficio di futuro capo della repubblica ([173]). Tutti si pongono all'opera; Maurizio va sulle galere di Amurat venuto alle coste di Calabria; il Campanella è chiamato dal Marchese di Arena a Monasterace ([175]). Fra Dionisio va con un fra Giuseppe Bitonto e un Cesare Pisano fino a Messina; durante il viaggio sviluppa eresie per eccitare il Pisano; di poi con la stessa compagnia, e con l'aggiunta di un fra Giuseppe di Jatrinoli e un Giuseppe Grillo, dopo altri discorsi di eresie in Stignano, torna presso il Campanella riconducendolo da Monasterace a Stilo ([176]). Anche Marcantonio Contestabile e il Caccìa, con un altro fuoruscito, tornano a Stilo (Page_180). Altra escursione del Campanella con fra Dionisio e il Bitonto a Castelvetere, per pregare il P.pe della Roccella in favore di Cesare Pisano ivi carcerato; nel carcere veggono un Felice Gagliardo, al quale, come ad altri carcerati, il Pisano parla de' progetti del Campanella e ripete i discorsi di eresia ([181]). Tornato a Stilo il Campanella eccita il Pizzoni a parlare con Giulio Soldaniero fuoruscito; intanto è chiamato di nuovo dal Marchese di Arena in Arena ([184]). Il Pizzoni, fra Dionisio e Gio. Pietro fratello del Campanella, come pure Marcantonio Contestabile col Caccìa e un altro fuoruscito, accompagnano fra Tommaso ad Arena; fra Dionisio col Pizzoni ne partono per parlare al Soldaniero in Soriano; colloquii di fra Dionisio col Soldaniero, manifestando i disegni del Campanella e molto eresie ([186]). Il Pizzoni con un altro fuoruscito a nome Claudio Crispo ritorna ad Arena; giunge quivi una lettera che annunzia avere Maurizio preso gli accordi col Turco; fra Pietro di Stilo con Fabrizio Campanella armato viene egli pure in Arena, forse latore della lettera; altre lettere di Maurizio, di Claudio Crispo e del Pizzoni ([188]). Comparisce una cometa che raddoppia il fervore del Campanella; tutta la compagnia va in Pizzoni; convegno e banchetto di Pizzoni; fra Pietro di Stilo va a Soriano recando una lettera del Campanella al Soldaniero; parte presa da fra Pietro nella congiura ([191]).

[III.] Venuta di fra Marco da Marcianise per una visita nella provincia di Calabria; fra Dionisio va al convento di Taverna già assegnatogli; vi fa quistione con fra Cornelio di Nizza e bastona un altro frate; fra Cornelio è scelto per suo Compagno da fra Marco ([196]). Il Campanella torna a Stilo, e chiamato da Maurizio va presso di lui col Petrolo e Fabrizio Campanella a Davoli; Maurizio espone i patti conchiusi col Turco; son chiamati Gio. Tommaso di Franza e Gio. Paolo di Cordova che vengono con Orazio Rania da Catanzaro; concerto con costoro per fare un'insurrezione in Catanzaro ([197]). Incontro di Gio. Battista di Polistina, nemico di fra Dionisio, col Campanella in Davoli: parole scortesi dettegli dal Campanella; fra Gio. Battista va a Soriano, e il Soldaniero gli comunica la faccenda della congiura e dell'eresia ([201]). Maurizio va in giro a raccogliere fuorusciti; il Campanella scrive al Crispo e poi va a S.ta Caterina; fra Dionisio, condannato dal Visitatore, si rimette in giro con un Cesare Mileri e finisce per andare a Catanzaro, dove mostra gran premura di essere assoluto, e cerca affiliati per la congiura, dicendo che vi partecipavano il Papa, il Card.l S. Giorgio, diversi Vescovi, diversi Nobili ([202]). Parla col Franza, col Cordova, con due fratelli Striveri ed altri, parimente con Fabio di Lauro e Gio. Battista Biblia; tratta per fare entrare in Catanzaro 4 a 5 cento uomini incogniti e di notte; enumera gli aiuti che si avranno, mettendo innanzi per la prima volta la frottola dell'intervento di alti personaggi, che evidentemente non poteano intervenire ([207]). Intanto il Campanella in Stilo mantiene corrispondenze anche in cifra, continua nei colloquii con maggiore espansione, fa una scampagnata con gli amici sul monte di Stilo eccitando le più vive speranze ([215]). Cenni delle istituzioni politiche e religiose in progetto, come si può desumerli principalmente dalle deposizioni che si ebbero in sèguito da fra Pietro di Stilo e dal Petrolo, e poi da moltissimi altri ([217]). Trattavasi di fondare ciò che fu scritto di poi nella Città del Sole; si ha un notevole riscontro tra le cose allora dette e quelle in sèguito scritte, e rimangono così chiarite la congiura e le sue cause, non che la parte presavi dal Campanella, e perfino la verità o la falsità di molte cose deposte nel processo ([220]). L'idea non era punto democratica ma altamente patriottica, e per essa il Campanella compromise tutto, facendola abbracciare egualmente non da soli malfattori, ma anche da uomini stimabilissimi come Maurizio e fra Dionisio tra gli altri; nè i preparativi erano di poca importanza quando la congiura fu scoperta ([222]).

Cap. III. — Scoperta della congiura e processi di Calabria
(dalla fine di agosto a tutto 10bre 1599) [pag. 226]

[I.] Fabio di Lauro e Gio. Batt. Biblia denunziano la congiura al Fiscale di Calabria; poi mandano una 2a relazione al Vicerè, il quale ne scrive subito a Roma e a Madrid, e fa partire Carlo Spinelli per investigare e punire ([226]). Il Vicerè Conte di Lemos; suoi dubbi sulla congiura, la quale venne in fondo rivelata secondo le esagerazioni affermate da fra Dionisio ([230]). Clemente VIII e il Nunzio Aldobrandini; tenerezze di Roma col Vicerè a quel tempo; la richiesta da parte del Vicerè, di poter carcerare i frati, è accordata dal Papa ([232]). Carlo Spinelli e i suoi antecedenti; istruzioni solite a darsi in analoghe circostanze; capitani e soldati partiti con lo Spinelli ([235]). Nuova denunzia tardiva ed incompleta da parte di 5 Catanzaresi, tra' quali il Franza già stato a Davoli, per salvarsi; la denunzia, passata per la via dell'Audienza, svela il segreto della congiura e fa intendere che lo Spinelli veniva per essa; il Vescovo di Catanzaro ne dà avviso a fra Dionisio il quale se ne parte immediatamente ([239]). Fra Dionisio va a Stilo per sollecitare il Campanella ad uscire col Petrolo in campagna; il Campanella si nega e ripara a Stignano presso D. Marco Petrolo, il quale lo denunzia; Giulio Contestabile lo denunzia egualmente, e procura una commissione al cognato Di Francesco contro di lui ([242]). Lo Spinelli giunge in Catanzaro, fa prendere il Rania e lo affida al Governatore, ma il Rania fugge e poco dopo è rinvenuto soffocato in una vigna presso la città; lo Spinelli si duole del Governatore ed inizia il processo ([243]). Il Vicerè in Napoli affetta preoccupazione per un voluto sbarco di turchi in Abruzzo e una voluta peste nella Marca d'Ancona; emana bandi per la peste in realtà diretti a premunirsi dalla parte di Roma; ma poi, viste bene avviate le cose di Calabria, revoca i bandi e spedisce ordini di rigore contro i congiurati ([246]). La denunzia di D. Marco Petrolo è mandata allo Xarava e il denunziante finisce per essere carcerato come ricettatore; la commissione al Di Francesco giunge un po' tardi, e costui può soltanto carcerare i parenti del Campanella ([248]). Crescendo il numero de' carcerati lo Spinelli ordina di tradurli nel castello di Squillace, dove il processo continua, venendo carcerato anche Geronimo del Tufo; prevenzioni verso i Nobili e i Vescovi ([250]). Guidati e Commissionati contro i presunti colpevoli; il Soldaniero ed il Bruno, Gio. Geronimo Morano e D. Carlo Ruffo Barone di Bagnara; Nobili titolati venuti in aiuto del Governo, il P.pe della Roccella, il P.pe Di Scilla, il P.pe di Scalèa; notizie intorno a costoro ([253]). Altro aiuto potente dato da fra Marco e fra Cornelio, accordatisi col Governo nell'istituire un processo a' frati, co' più iniqui maneggi suggeriti dagli odii frateschi ([257]).

[II.] Antecedenti segreti del processo ecclesiastico di Calabria; fra Domenico da Polistina e fra Cornelio; colloquii di costui con lo Spinelli, Xarava e Lauro; sue comunicazioni esagerate al Card.l S.ta Severina e al P.e Generale; costringe il Soldaniero a far da denunziante e persecutore de' congiurati, procurandogli anche un guidatico e una promessa d'indulto dallo Spinelli ([258]). Titolo e data del processo; 36 capi di accusa; assertiva di richiesta a procedere anche da parte dello Spinelli, del Governatore e perfino del Vescovo di Catanzaro; lettere del Vescovo e del Governatore; commenti ([262]). Commissione data dal Visitatore fra Marco di catturare il Pizzoni e il Lauriana; particolari della cattura; fra Dionisio col Caccìa stava con loro, ma travestito se ne fugge ([263]). I due frati prigioni dati in consegna a D. Carlo Ruffo nelle carceri di Monteleone; esame del Pizzoni che svela ogni cosa anche con esagerazione e malignità; artifizii e terrori per avere simili deposizioni ([264]). Esame del Soldaniero commesso dal Visitatore a fra Cornelio, tutto ben concertato; esame del Lauriana, e giudizio su tale esame; commento sul processo, che in fondo non creava fatti essenzialmente falsi, ma li traeva a luce, li esagerava anche e li ribadiva con male arti ([267]). Intanto il Campanella è catturato insieme col Petrolo; particolari della cattura; ricovero in S.ta M.a di Titi; arrivo di Maurizio, fuga per sottrarsi a Maurizio, ricovero e travestimento presso Gio. Antonio Mesuraca a' dintorni della Roccella, tradimento del Mesuraca; commento in particolare sulla condotta di Maurizio ([272]). Il Campanella è tradotto alle carceri di Castelvetere; apprende per via che il Pizzoni ha rivelato anche eresie e consiglia al Petrolo di far lo stesso: lo Xarava viene a Castelvetere e riceve dal Campanella una Dichiarazione scritta; sunto della Dichiarazione e giudizio sopra di essa ([277]). Lo Xarava portasi a Monteleone e riceve una Dichiarazione scritta anche dal Pizzoni; inoltre una cifra di cui si sarebbero serviti il Pizzoni e il Campanella, e una copia delle deposizioni fin allora raccolte da' due frati col processo ecclesiastico ([281]). Passaggio del Campanella col Petrolo dalle carceri di Castelvetere a quelle di Squillace; intanto nelle carceri di Castelvetere il Gagliardo e compagni, saputa la carcerazione di lui, denunziano al P.pe della Roccella il Pisano amico del Campanella che li aveva eccitati alla congiura, e lo denunziano anche al Vescovo di Gerace per le eresie loro manifestate; il P.pe comunica queste cose allo Spinelli, ma i denunzianti son ritenuti partecipi della congiura; d'altro lato il Vescovo di Gerace fa prendere un'Informazione, che rende la condizione del Campanella sempre peggiore ([283]). È preso dal Morano Claudio Crispo, e gli si trovano due lettere, l'una di Maurizio, l'altra del Campanella; fra Marco e fra Cornelio continuano a far carcerare frati; son presi e poi rilasciati fra Vincenzo Rodino e fra Alessandro di S. Giorgio; son presi fra Pietro di Stilo, fra Paolo della Grotteria, fra Pietro Ponzio, fra Giuseppe Bitonto; fra Paolo è trovato in possesso di una lettera del Campanella al Crispo e di libercolo di segreti e cose superstiziose; il Bitonto è trovato in abito secolare ed armato ([284]). Deposizioni che i due Inquisitori raccolgono da taluni di costoro; esame di fra Pietro di Stilo interrotto; esame del Petrolo, che avvilito depone tutto anche con esagerazione ([287]). Lettera del Card.l di S.ta Severina a fra Cornelio, che prescrive doversi mandare il Campanella a Napoli, e prendere le informazioni unitamente co' Vescovi de' luoghi; così il Campanella non è sottoposto ad alcun esame in Calabria ([290]).

[III.] Catturato il Campanella, lo Spinelli ne dà partecipazione al Vicerè, affrettandosi a riconoscere che il Papa non dovea aver che fare nella congiura; dà notizia anche di varii incidenti e de' provvedimenti presi; manda una lista di 34 carcerati; di poi informa che erano state anche seminate eresie, ed erano apparsi i primi legni turchi ben presto seguiti da tutta l'armata ([291]). Altre catture di que' giorni e continuazione del processo contro i laici; sono esaminati Lauro e Biblia e poi gli Striveri col Franza; particolari di questi esami e commenti ([294]). Esame di Gio. Paolo di Cordova e di suo fratello Muzio; prime torture molto gravi; debbono rispondere anche della morte del Rania; è esaminato il Soldaniero, di poi Claudio Crispo, che finisce per confessare ampiamente in tortura; giudizii su tali esami ([298]). Inoltre sono esaminati Cesare Mileri e Tommaso Tirotta, ma lo Spinelli è costretto a partire per l'arrivo dei legni turchi; mosse de' primi legni comparsi nella marina di S.ta Caterina e Guardavalle; fanno segnali ma non hanno risposta; poi sopraggiunge l'armata che si mantiene lontana dalla costa e manda 4 galere verso Stilo che fanno pure segnali inutilmente, quindi si dirige verso il capo di Bianco; lo Spinelli va con truppa a Castelvetere per sorvegliarne le mosse, mentre continuano le catture degl'incolpati ([303]). L'armata con 26 galere va, come al solito, alla fossa di S. Giovanni avendo preso due navi Ragusèe; due galere vanno verso Reggio donde si tirano cannonate, e prendono un'altra nave; due schiavi cristiani fuggiaschi dànno notizie dell'armata e de' voluti disegni del Cicala; succede una scaramuccia tra gli spagnuoli e 500 turchi discesi a terra per fare acqua; dopo ciò l'armata torna verso Castelvetere, ma tenendo vento favorevole si dirige verso Cefalonia; lo Spinelli se ne torna a Squillace ([306]). Viene notizia da Corfù che l'armata si ritira a Costantinopoli; notizie inesatte date poi dal Campanella e da qualche storico circa le cose dell'armata; non vi furono rimproveri al Cicala in Costantinopoli per non avere soccorso i congiurati ([308]). Lettere e giudizii del Vicerè su tutti questi fatti; scrive a Roma immediatamente, partecipando che i frati erano anche eretici, e dimandando che se ne rimetta a lui il gastigo; scrive a Madrid per la ricompensa a Lauro e Biblia, ed annunzia l'accertato ritiro del Cicala verso Costantinopoli ([309]). Roma fa sapere che la causa del Campanella deve farsi in Napoli, e che venendo i prigioni debbono essere tenuti come prigioni del Nunzio; aderisce poi ad un'altra richiesta del Vicerè, che il Vescovo di Mileto venga a Napoli, e che siano assoluti il P.pe di Scilla, il Poerio Governatore del Pizzo e lo Xarava, quando veramente fosse stato riposto nella Chiesa, donde era stato estratto, un clerico che avea data occasione alla scomunica ([311]). Il Vicerè partecipa la scoperta della congiura agli Agenti di altri Stati accreditati presso di lui; relazione del Battaglino e dello Scaramelli; costui trasmette a Venezia anche le notizie di piazza, oltre quelle di Corte, e non pone mai in dubbio l'esistenza della congiura ([313]). Carcerazione di Giulio Contestabile e Geronimo di Francesco, dietro formale denunzia del Campanella, forse esasperato per la carcerazione di suo padre e suo fratello seguìta per opera di costoro; il Petrolo, sollecitato dal Campanella, fa una denunzia nello stesso senso ([315]). Continuazione degli esami in Squillace, presedendovi il solo Xarava; particolari della deposizione di Cesare Mileri, che confessa ampiamente, convalidando in tortura le cose confessate; esami del Gagliardo, Conia, Marrapodi, Santacroce e Adimari ([317]). Esame di Cesare Pisano, che dapprima nega, poi in tortura confessa ogni cosa; quindi sottoposto a nuovo esame, circa la nuova legge del Campanella, rivela una quantità di eresie; esami secondarii di Domenico Messina e di Giuseppe Grillo; la causa è sospesa per morte del Mastrodatti ([322]). Prime esecuzioni in persona di Claudio Crispo e Cesare Mileri in Catanzaro; sono arrotati, tanagliati, strozzati, quindi appiccati per un piede e poi squartati; le loro teste son poste in gabbia sulla porta della città, le loro case diroccate, i beni confiscati ([326]).

[IV.] Trasferimento del tribunale e di tutti i prigioni a Gerace; notizia della cattura di fra Dionisio, Gio. Ludovico Todesco, Maurizio e Gio. Battista Vitale, per opera del Morano alle marine di Puglia; invio a Madrid dell'esame del Pisano infarcito di eresie e della copia dell'Informazione presa da fra Marco e fra Cornelio ([327]). Risposta da Madrid con ordine che si usi rigore, e che si facciano proposte per premiare i denunzianti ([329]). Notizie che allora correvano in Napoli sulle cose di Calabria; relazioni ulteriori dell'Agente di Toscana e del Residente Veneto ([330]). Si ripigliano le sedute del tribunale in Gerace con le confronte del Pisano, e con nuovi esami ed anche torture del Gagliardo, Santacroce, Marrapodi, Conia etc., seguìte dalla confessione in tortura del Caccìa ([332]). Esami di Maurizio e del Vitale, verosimilmente anche di Gio. Ludovico Todesco e di varii altri già carcerati; notizie di coloro che furono presi successivamente, e di coloro che riuscirono a nascondersi o a fuggire ([334]). Intanto fra Marco e fra Cornelio ripigliano il loro processo coll'intervento del Vescovo di Gerace, e talvolta alla presenza di Spinelli, Xarava, ed altri laici; molti e gravi abusi verificatisi non ostante l'intervento del Vescovo ([339]). Sono esaminati fra Pietro Ponzio, fra Paolo, e poi fra Pietro di Stilo, il Bitonto, il Pizzoni, il Lauriana, il Petrolo; inoltre il Soldaniero, il Pisano e il Caccìa ([341]). Giudizio sul processo di Gerace, sull'opera di fra Cornelio e sulle deposizioni raccolte ([347]). Anche di questo processo è rilasciata copia agli ufficiali Regii; triste giudizio del pubblico; malvagità di fra Cornelio ([350]). Ultime gesta dello Spinelli; altri esami ed altri catturati anche negli ultimi tempi; catturati dal Soldaniero e dal Bruno, oltre il Caccìa, un Bonazza, un Furci, un Loiacono etc. ([351]). Catturati anche altri ecclesiastici per ordine dello Spinelli; informazione particolare sulle relazioni di Giulio Contestabile col Campanella ([354]). Prigioni 156, ma molti imputati sono nascosti o vanno fuggiaschi; altri sono stati rilasciati dietro pagamenti ([356]). D. Garzia di Toledo con 4 galere a Tropea; i prigioni in lunga catena son diretti a quella volta; bestiale atteggiamento delle moltitudini verso di loro ([359]). Manca il tempo di giustiziare Maurizio, condannato ad essere segato vivo, insieme con 4 altri più colpevoli in Monteleone; imbarco di tutti i prigioni e de' loro persecutori a Bivona; fatti notevoli al momento dell'imbarco ([360]). Un'altra Informazione è commessa da Roma al Vescovo di Squillace; molti esaminati, molte cose raccolte: giudizio su questo nuovo processo ([361]). Condizioni nelle quali rimane la Calabria dopo la partenza dello Spinelli co' prigioni per Napoli; il fratello del Biblia è pugnalato in Catanzaro; col processo di Squillace si chiude la serie de' processi di Calabria, risultando sempre più gravi le condizioni del Campanella ([367]).


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